A cinquant'anni dall'iniziativa di Joseph Buys a Berlino, a Vicenza l'arte s'interrroga sulla sua funzione
Una delle liste della spesa raccolte e messe in mostra
Per un giorno solo, venerdì 28 aprile, Alberto Graziani, giornalista, scrittore ma soprattutto artista, organizza una mostra alla Officina 2 di viale Milano 60 a Vicenza intitolata “La lista della spesa”. Così l'autore spiega la sua mostra. Sono tanti i rifiuti sui marciapiedi e le vie delle nostre città. Fazzoletti di carta, ricevute di acquisto, scontrini, gratta e vinci che non hanno vinto, sacchetti di patatine, volantini pubblicitari, mozziconi, incarti e imballaggi vari. Ma anche in questo triste e residuo mondo di scarti si possono celare delle piccole gemme, dei semi pronti a germogliare in una bellezza inaspettata e sorprendente. Tra le cartacce, un occhio attento riesce a cogliere dei foglietti, dei pezzetti di carta, spesso appallottolati, ripiegati, stropicciati, ognuno diverso dall’altro, ma tutti legati come perle al medesimo filo: le liste della spesa. In apparenza banali elenchi di merci e prodotti, questi foglietti irregolari e anacronistici, sono tutt’altro che inerti, anzi, raccontano e continuano a raccontare le storie minime di chi li ha vergati.
L'artista Alberto Graziani
Grafie giovani e tonde, veloci e nervose, fragili e incerte, ingenue e zoppicanti, dubbiose o decise, danno per magia un’anima ogni volta diversa alle cose elencate, che divengono dei poetici testamenti a rovescio dell’essere al mondo, di tante esistenze e dei bisogni quotidiani. Nel mondo delle cose sono baluardi autografati che restituiscono l’umanità anonima e appiattita dal consumo di massa, foglietti che ridanno volto, uno qualsiasi, ma uno per tutti, agli sconosciuti che spingono il proprio carrello tra le corsie, sconosciuti agli altri e a sè stessi, quando poi si ritirano con la propria spesa dietro la porta di casa. Questi pezzetti di carta, invece no, restano fuori, rabberciati, improvvisati, impolverati, lasciati sull’asfalto delle nostre strade a rappresentare dei piccoli fuochi, anche fatui ed effimeri, ma capaci di scaldare le mani e il cuore di chi li raccoglie e vi ravvisa un sentimento di vicinanza, di condivisione, un significato che può essere altro e oltre, cioé un valore artistico. Nella performance “Sweeping Up” del 1972, uno dei protagonisti dell’arte contemporanea del Novecento, Joseph Beuys, raccolse con l’aiuto di due studenti la spazzatura rimasta su Karl Marx Platz a Berlino dopo la parata del Primo Maggio e la sistemò dentro una delle sue celebri vetrine dedicate agli oggetti trovati. L’intento di Beuys, polemico e politico, era dimostrare la sua insofferenza ai sistemi marxista e capitalista e la loro contrapposizione (e reciproca contaminazione), attraverso il gesto dello spazzare, pulire, rinfrescare, eliminare la polvere delle ideologie. Oggi a una esatta distanza di mezzo secolo, archiviati il totale fallimento del modello comunista sul piano economico, politico e sociale e quello parziale del capitalismo, quanto meno sul piano egualitario e ambientale, forse il compito dell’arte non è più quello di spazzare via, ma di recuperare il recuperabile, di raccogliere i sempre più rari oggetti ancora in grado di raccontare e di raccontarci della vita degli uomini. Anche attraverso gli oggetti trovati più umili e insignificanti. Anche attraverso le liste della spesa.
Alberto Graziani
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