Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

Società

Il gemellaggio tra Vicenza e Zhytomyr

Zhytomyr

Il 24 febbraio 2022 l’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato il destino di milioni di persone. A quattro anni da quella data, Vicenza sceglie di non limitarsi al ricordo, ma di fare il punto su un percorso concreto di solidarietà che ha trasformato un’emergenza in relazione stabile.

Il gemellaggio con la città ucraina di Zhytomyr non è rimasto un atto simbolico. In questi anni si è tradotto in accoglienza, collaborazione istituzionale e sostegno diffuso, grazie al lavoro del Comune di Vicenza, del CSV e della rete di associazioni del territorio. Un impegno che ha coinvolto enti pubblici, volontari, famiglie e realtà del terzo settore.

Già nei primi giorni di marzo 2022 la macchina dell’accoglienza si è attivata rapidamente. Il 9 marzo è partito il primo viaggio di sette, con nove pullman e 440 persone arrivate in città, tra adulti e minori.

Numeri che raccontano solo in parte la complessità di quei giorni: paura, incertezza, ma anche una risposta collettiva capace di coordinarsi tra istituzioni, Ulss, Prefettura, forze dell’ordine e volontari.

Il CSV di Vicenza ha seguito direttamente 260 persone, grazie alla disponibilità di circa 100 famiglie della provincia. Un lavoro che non si è fermato alla prima accoglienza: corsi di italiano, inserimento scolastico, supporto sanitario e psicologico, orientamento al lavoro. La solidarietà si è strutturata nel tempo, diventando rete.

Parallelamente è cresciuto il rapporto con Zhytomyr. Dalle prime riunioni online con il sindaco Serhiy Sukhomlyn fino a gli incontri istituzionali, l’obiettivo è rimasto lo stesso: mantenere un filo diretto, far sentire la vicinanza della comunità vicentina e sostenere una prospettiva di pace giusta.

Il percorso di Vicenza si inserisce nel quadro più ampio di una risposta nazionale all’esodo del conflitto ucraino, che ha visto diverse città italiane impegnate nell’accoglienza diffusa. Tuttavia, ciò che distingue Vicenza è la continuità: mentre in molti territori la presenza attiva delle amministrazioni si è concentrata nei primi anni, qui la collaborazione con CSV, associazioni e istituzioni è rimasta costante, anche durante le fasi in cui l’emergenza appariva meno drammatica.

In questi quattro anni molte famiglie sono rientrate in Ucraina, altre sono rimaste. Le attività di accoglienza diffusa si sono concluse nel 2025, ma il legame costruito non si è esaurito. Restano la memoria condivisa, le collaborazioni attivate, la consapevolezza che la solidarietà non è stata un gesto straordinario, ma una scelta coerente con l’identità del territorio.

A distanza di quattro anni dall’inizio del conflitto, Vicenza ribadisce così il senso di un impegno che ha unito istituzioni e cittadini. Non solo per affrontare un’emergenza, ma per costruire un rapporto destinato a durare oltre la contingenza della guerra.

La pace è l’orizzonte, ma nel frattempo il lavoro continua. La collaborazione tra Vicenza e Zhytomyr è un patto di responsabilità che si obbliga a restare fedele alle promesse di partenza: un concreto desiderio di chiamare “vicino” un paese che si affaccia sul Mar Nero.

Il 24 febbraio 2022 l’invasione russa dell’Ucraina ha cambiato il destino di milioni di persone. A quattro anni da quella data, Vicenza sceglie di non limitarsi al ricordo, ma di fare il punto su un percorso concreto di solidarietà che ha trasformato un’emergenza in relazione stabile.

Il gemellaggio con la città ucraina di Zhytomyr non è rimasto un atto simbolico. In questi anni si è tradotto in accoglienza, collaborazione istituzionale e sostegno diffuso, grazie al lavoro del Comune di Vicenza, del CSV e della rete di associazioni del territorio. Un impegno che ha coinvolto enti pubblici, volontari, famiglie e realtà del terzo settore.

Già nei primi giorni di marzo 2022 la macchina dell’accoglienza si è attivata rapidamente. Il 9 marzo è partito il primo viaggio di sette, con nove pullman e 440 persone arrivate in città, tra adulti e minori.

Numeri che raccontano solo in parte la complessità di quei giorni: paura, incertezza, ma anche una risposta collettiva capace di coordinarsi tra istituzioni, Ulss, Prefettura, forze dell’ordine e volontari.

Il CSV di Vicenza ha seguito direttamente 260 persone, grazie alla disponibilità di circa 100 famiglie della provincia. Un lavoro che non si è fermato alla prima accoglienza: corsi di italiano, inserimento scolastico, supporto sanitario e psicologico, orientamento al lavoro. La solidarietà si è strutturata nel tempo, diventando rete.

Parallelamente è cresciuto il rapporto con Zhytomyr. Dalle prime riunioni online con il sindaco Serhiy Sukhomlyn fino a gli incontri istituzionali, l’obiettivo è rimasto lo stesso: mantenere un filo diretto, far sentire la vicinanza della comunità vicentina e sostenere una prospettiva di pace giusta.

Il percorso di Vicenza si inserisce nel quadro più ampio di una risposta nazionale all’esodo del conflitto ucraino, che ha visto diverse città italiane impegnate nell’accoglienza diffusa. Tuttavia, ciò che distingue Vicenza è la continuità: mentre in molti territori la presenza attiva delle amministrazioni si è concentrata nei primi anni, qui la collaborazione con CSV, associazioni e istituzioni è rimasta costante, anche durante le fasi in cui l’emergenza appariva meno drammatica.

In questi quattro anni molte famiglie sono rientrate in Ucraina, altre sono rimaste. Le attività di accoglienza diffusa si sono concluse nel 2025, ma il legame costruito non si è esaurito. Restano la memoria condivisa, le collaborazioni attivate, la consapevolezza che la solidarietà non è stata un gesto straordinario, ma una scelta coerente con l’identità del territorio.

A distanza di quattro anni dall’inizio del conflitto, Vicenza ribadisce così il senso di un impegno che ha unito istituzioni e cittadini. Non solo per affrontare un’emergenza, ma per costruire un rapporto destinato a durare oltre la contingenza della guerra.

La pace è l’orizzonte, ma nel frattempo il lavoro continua. La collaborazione tra Vicenza e Zhytomyr è un patto di responsabilità che si obbliga a restare fedele alle promesse di partenza: un concreto desiderio di chiamare “vicino” un paese che si affaccia sul Mar Nero.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione