È una lettura forte all'insegna dell'amicizia e solidarietà femminile, fra vita e morte
Emma Donoghue, L'influenza delle stelle, Sem
La copertina del libro di Emma Donoghue
Prima curiosità: l'autrice inizia questo romanzo sulla pandemia di “spagnola” nel 2018, centenario della sua ricorrenza e lo termina nell'inverno 2019, e dopo averlo consegnato al suo editore scoppia il covid. Seconda curiosità: il titolo deriva da una credenza medievale italiana: infatti si era convinti che l'influenza provasse come sono gli astri a governare il destino. Inoltre Emma Donoghue gioca sull'ambivalenza del termine "influenza": malattia e influsso. Fin dalle prime pagine ritroviamo parole e situazioni che da tempo mese ci sono familiari: l'obbligo dell'uso della mascherina, i cartelli affissi con tutte le norme, le polmoniti, gli ospedali al collasso... Terza curiosità: il numero 3. La vicenda dura 3 giorni, le protagoniste donne sono sempre tre. Siamo a Dublino nel 1918, nel reparto ospedaliero “Maternità/Febbre/Donne”, che accoglie donne gravide colpite dalla spagnola. L'infermiera specializzata Julia si ritrova a gestirlo tutta sola, perché la caposala è chiamata altrove. Come unica assistente le viene assegnata la volontaria Bridie, e come dottoressa in caso di necessità Kathleen Lynn. È una lettura forte, è la storia di amicizia e solidarietà femminile, in cui il legame tra vita e morte è molto stretto. L’atmosfera claustrofobica della stanza, teatro delle vicende, è angosciante e opprimente. La scrittrice non risparmia nulla riguardo la sofferenza di queste donne: tante morivano di parto o perché povere e denutrite o perché portavano avanti troppe gravidanze. Vuole così sottolineare l'irrilevanza della sofferenza femminile in un'Irlanda chiusa nel suo cattolicesimo fanatico, ove una ragazza-madre subiva la condanna della società a prescindere dalle circostanze del suo "peccato". Spesso queste ragazze erano costrette a cercare ricovero presso i monasteri o le case Magdalene, ove dovevano lavorare per sdebitarsi dell'ospitalità, nonostante lo Stato sostenesse queste istituzioni. Si rivolgevano a queste istituzioni anche per allontanarsi dagli abusi patiti in casa da uomini che sfogavano su di loro rabbia e alcolismo. Sono passati cento anni ma le pagine dei giornali riportano ogni giorno notizie di abusi su donne. Non meno importante di Julia é la figura della dottoressa Kathleen Lynn, realmente esistita. Questo è infatti il nome di una famosa attivista irlandese: protestante, socialista, suffragetta, anticonformista, desiderosa di aprire una clinica "pubblica" per le donne, perseguitata dal governo, come scopriamo nelle pagine del libro. (Valentina Traverso)
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