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Ottorino Stoppa, il suo Delta nei quadri

StoppaIl Polesine può nascondere delle inaspettate sorprese, se si va a indagare nella storia locale.  Questa volta siamo a Papozze, dove è stato riscoperto un personaggio davvero singolare che aveva come abitudine quella di dipingere il contesto in cui viveva e in particolare il suo Delta: lui è Ottorino Stoppa. Nato a Bellombra nel 1914 e scomparso a Papozze nel 1984, è stato un pittore naif.

Per rendergli omaggio, Paolo Rigoni ha allestito una mostra in Biblioteca, visitabile fino a dicembre. Rispondendo all’appello, molti cittadini hanno messo a disposizione le loro opere sino al raggiungimento di una quarantina, tra dipinti e sculture in legno. Ottorino Stoppa era un vero creativo, sia nella sua professione di ciabattino, sia nella pittura. Dopo la guerra, mise a frutto il suo talento iniziando a riparare scarpe come ciabattino, e a farne di nuove da artigiano provetto. Aggiustava  per i poveri e  creava per il ricchi.
Sapeva fare tutto: suonare la chitarra, il mandolino, il banjo. Con una squadra di amici, era solito cantare le serenate alle ragazze.  Anche a Linda, che divenne sua moglie, ne fece parecchie quando era giovanetta, per strapparle un sì. Lei si affacciava alla finestra contenta e si sentiva quasi una principessa. Stoppa era un creativo a tutto tondo che si cimentava in molti lavori: muratore, contadino, falegname, vignaiolo, potatore, scultore con i semplici utensili. Ma la sua passione rimase sempre la pittura.
Nel disegno si era distinto sin da bambino alla scuola, tanto che i suoi disegni finivano sempre appesi al muro. Dipingeva sempre, anche da adulto. Girava col suo motorino dove teneva tutto l’occorrente e se vedeva uno scorcio per lui interessante si fermava per bloccare sulla tela.  Totalmente autodidatta, ingenuamente accoglieva nel suo mondo fantastico e trasformava il vissuto.Alberi parlanti, scheletriti e sofferenti, tronchi contorti e nodosi dalla corteccia ferita, boschi in cui si avverte il pulsare di una vita sotterranea e misteriosa; acque ora placide e tranquille, ora surreali ed insanguinate, tramonti di fuoco, albe radiose, cieli in tumulto; scoli torbidi e limacciosi, campagne trapuntate di fiori, strida di gabbiani, lamenti di uccelli, paesaggi sognati, la chiesetta di Mezzano là in fondo, il traghetto, le riviere del Po e dei tanti scursuri che tagliano i campi, le golene e il Po, che sembravano chiamarlo per accoglierlo in un abbraccio.
Tutto vedeva, coglieva e rappresentava con i suoi occhi stupiti, con il suo sentire che tentava di andare oltre e di individuare la smagliatura attraverso la quale cogliere finalmente una luce che forse non riuscì mai bene a raccontare come avrebbe voluto.  Fare un calcolo della sua produzione è impossibile perché regalava, generosamente, alla comunità, senza pensarci.

 

Melania Ruggini