domenica, 3 Luglio 2022

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    Montenegro, lontano eppur così “veneziano”

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    La piccola repubblica balcanica del Montenegro conserva tracce vive della Serenissima, come le città fortificate di Cattaro, Perasto e Budva

    Montenegro, così lontano eppure così vicino. Così legato anche all’Italia e all’altra sponda dell’Adriatico. Lo dice il nome, che deriva dal toponimo Montagna Nera, quello con cui era indicato nelle mappe della Serenissima il monte Lovćen. I veneziani, che avevano fortificato in modo formidabile Cattaro, rendendo inespugnabile la cittadina in fondo alle famose “Bocche”, nutrivano una sorta di rispetto reverenziale nei confronti di quella grande montagna, cupa e incombente ma anche ‘protettiva’. Montenegro che per quattro secoli (dal 1420 al 1797) funo dei caposaldi dei territori “da mar” della Repubblica di Venezia, tanto che le attrazioni turistiche oggi più interessanti sono le cittadelle fortificate a più riprese dai Dogi. Oltre a Cattaro, che da sola per la sua imponenza e le sue bellezze artistiche merita il viaggio nel paese balcanico, c’è Perasto, anch’esso affacciato sul lungo fiordo delle Bocche di Cattaro e famoso perché fu l’ultimo presidio militare della Serenissima ad ammainare il vessillo di San Marco. Avvenne il 12 agosto 1797, tre mesi dopo la caduta di Venezia stessa. La guarnigione prima dell’arrivo dei napoleonici ebbe il tempo di nascondere sotto l’altare il vessillo con il Leone di San Marco, al motto “Ti con nu e nu con ti”. (continua sotto la media gallery)

    Evoca l’epopea adriatica della Serenissima anche Castelnuovo di Cattaro, all’ingresso delle Bocche, altra cittadella fortificata che oggi si chiama Herceg Novi ed è famosa anche perché nel 1866 ha dato i natali a San Leopoldo Mandic, all’anagrafe Bogdan Mandic, il frate cappuccino confessore che si guadagnò fama (e santità) dal confessionale del Santuario di Santa Croce a Padova. Peccato che sulla sua casa natale, sul porticciolo di Herceg Novi, non sia mai stata posta una targa commemorativa. Di San Leopoldo si trova traccia in una chiesetta a lui dedicata, corredata di alcuni ex voto, il più grande dei quali è stato portato da un padovano, tale Breda, che si salvò da un incidente in Vespa. Il quadro è firmato “G. Mainardi”, ed è opera del monselicense Gigi Mainardi.

    Tracce veneziane anche a Budva, definita non a torto “la perla del Montenegro”. Lo è. Cittadella protesa sul mare, protetta da poderose mura di pietra, al cui interno si trovano ben conservati palazzi dell’epoca veneziana, chiese, calli e tesori d’arte. Budva è meta di un turismo internazionale, con il risultato che la città si è allargata e la parte nuova è piuttosto anonima. Poco lontano sorge l’isola di Santo Stefano, collegata alla terraferma da un ponte che sembra un piccolo istmo. L’isola, ahimè, è privata e non vi si può accedere, ma la sua vista dall’alto compensa ampiamente della strada fatta per raggiungerla.

    Altre vestigia veneziane si trovano nei paesini lungo la costa delle Bocche di cattaro. Borghi un po’ decadenti che fuori stagione sembrano quasi deserti, eppure sempre così affascinanti. Tante piccole barche sonnecchiano nei porticcioli. Per trovare quelle più grandi basta spingersi a Tivat, dove è stata costruita la marina di Porto Montenegro, una delle più lussuose d’Europa. Alimenta un turismo elitario, che porta molti capitali alla giovane repubblica, a dalla Serbia nel 2006, per entrare a far parte della Nato appena l’anno seguente. Nel frattempo si è candidata per entrare nell’Unione Europea.

    Per trovare la nascita del Montenegro bisogna risalire al 1878, al Congresso di Berlino. Allora la capitale era la piccola Cettigne, un nido d’aquila. I palazzi del Re Nicola I e delle ambasciate di allora fanno ancora la loro bella figura. A Cettigne nacque l’allore principesa Elena, che, sposando Re Vittorio Emanuele III, divenne poi Regina d’Italia. Una regina amata, colta, autorevole. Che seppe sempre difendere la propria onorabilità, anche nei momenti in cui i Savoia caddero in disgrazia.

    Sopra Cettigne c’è il Monte Lovćen: una strada ardita raggiunge la vetta fra boschi di faggio, distese sassose e ampie viste, che arrivano fino al lago di Scutari a sud e al parco nazionale del Durmitor a nord. In cima c’è il gigantesco mausoleo dedicato al principe-vescovo Petar II Petrović Njegoš, considerato il “padre” del Montenegro. Maestoso il panorama.

    Imperdibile il “pellegrinaggio” al monastero ortodosso di Ostrog, che sorge abbarbicato su una parete di nuda roccia, affacciato su una gola di impressionante suggestione. E’ un luogo dello spirito di quelli che lasciano il segno, per i suoi silenzi e le sue bellezze artistiche.

    Poco lontano dalla capitale Podgorica (l’ex Titograd  jugoslava), di cui vale la pena di vedere la parte ottomana, ovvero le due moschee e un pittoresco ponte di pietra, sorge la più grande tenuta vinicola d’Europa: la Plantaže. Le degustazione dei suoi eccellenti vini, conosciuti ben oltre i confini nazionali, avviene in un ex hangar realizzato dentro una montagna. Stupiscono alcune varietà autoctone, come il Vranac. Un’azienda che guarda al mercato internazionale, come del resto fa il Montenegro, desideroso di condividere le proprie bellezze con il mondo. L’Italia è sull’altra sponda dell’Adriatico, all’altezza della Puglia: una vicinanza invitante…

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