domenica, 3 Marzo 2024
 
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Allarme demografico nel Polesine, sfida cruciale per il territorio e la politica: -23% di giovani tra i 15 e i 34 anni

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In un decennio, la provincia di Rovigo ha perso 8mila giovani, registrando il maggiore declino demografico in Veneto

L’allarme demografico è una delle sfide cruciali per il Polesine, secondo l’analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre che rivela un crollo significativo di giovani. In un decennio, la provincia ha perso 8mila giovani, registrando il maggiore declino demografico in Veneto. Un meno 23 per cento nella fascia tra i 15 e i 34 anni che preoccupa Francesco Biolcati del Partito Democratico, il quale sottolinea la necessità di misure concrete. Lorenzo Rizzato, esponente della Lega, interviene sulla crisi nello spopolamento in Polesine, proponendo soluzioni mirate: la speranza è che la leadership locale eviti il declino e renda il territorio attraente per i giovani.

“L’analisi dell’ufficio studi della Cgia di Mestre – dichiara Francesco Biolcati, consigliere comunale a Rosolina e responsabile Europa del Partito Democratico – ha rivelato una situazione allarmante nella provincia di Rovigo, evidenziando un declino demografico preoccupante per i giovani. Negli ultimi dieci anni, la provincia ha sperimentato il maggiore decremento demografico in Veneto, con circa 8mila giovani che hanno abbandonato il territorio. Nel decennio che va dal 2013 al 2023, la popolazione tra i 15 e i 34 anni è diminuita del 23 per cento. Per comprendere appieno la gravità della situazione, è essenziale esaminare gli indicatori demografici forniti dall’Istat, come l’indice di vecchiaia, l’indice di ricambio della popolazione attiva, l’indice di natalità e l’indice di mortalità. Sebbene la natalità sia in diminuzione, gli altri indicatori mostrano un aumento significativo, prefigurando ripercussioni negative sul mercato del lavoro nel prossimo futuro”.

“Le radici di questo declino giovanile affondano nel passato – prosegue il consigliere Biolcati –, sottolineando l’urgenza di affrontare le cause prima che il futuro economico di Rovigo subisca danni irreparabili dalla mancanza di nuovi lavoratori. Per contrastare la diminuzione della popolazione giovanile, è fondamentale adottare misure concrete: mentre si invoca un maggiore impegno nazionale sulle politiche per la natalità, la comunità locale deve impegnarsi a trattenere i giovani nella provincia. Esempi positivi, come il ‘Progetto Giovani’ a Padova e gli incentivi per l’acquisto della prima casa nella provincia autonoma di Trento, indicano possibili vie da percorrere. In Polesine manca una gestione organica e strutturale del problema giovanile. Fino a quando non si riconoscerà la mancanza di nuove generazioni come il problema principale, i fondi saranno insufficienti e mancherà una risposta strategica tra gli enti locali. È cruciale agire tempestivamente per invertire questa tendenza, salvaguardando il tessuto sociale ed economico per le generazioni future”.

“Il Polesine sta vivendo un progressivo spopolamento – afferma Lorenzo Rizzato, consigliere comunale nel capoluogo e a Palazzo Celio per la Lega -, con numerosi giovani che lasciano il territorio in cerca di opportunità altrove e una diminuzione dei nuovi nati. Questa tendenza minaccia i servizi comunali e lo sviluppo territoriale, evidenziato in particolare nel settore scolastico, con rischio di chiusura di istituti in piccoli comuni. Il problema richiede l’attenzione delle istituzioni, con proposte come bonus per neonati, un fondo di sostegno per giovani coppie con mutuo e trasporto scolastico gratuito. La soluzione fondamentale allo spopolamento è il lavoro. Nuove aziende non solo apportano entrate comunali, ma generano occupazione, rendendo la zona più attrattiva per le famiglie”.

“Il Polesine, in particolare Rovigo, offre caratteristiche ideali per lo sviluppo – continua il consigliere Rizzato -, ma è necessario che il Comune semplifichi i procedimenti burocratici. Problemi nell’urbanistica e mancanza di lungimiranza hanno già causato la perdita di opportunità di investimento. Settori come turismo, università e la zona interportuale hanno potenzialità notevoli, ma richiedono una maggiore valorizzazione. La leadership locale deve prendere decisioni efficaci per garantire il benessere e lo sviluppo futuro. Spero che le scelte della classe dirigente evitino il declino e permettano ai miei coetanei di rimanere nella nostra terra natia, trasformando l’emigrazione in una scelta personale, libera e non obbligata”.

Giacomo Capovilla

 
 
 

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