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Polemica ambientale
15.07.2025 - 16:34
Foto di repertorio
Il rinvio dello stop alla circolazione dei veicoli diesel Euro 5 nei grandi centri urbani del Nord Italia scatena la dura reazione di Legambiente Veneto. L’associazione si dice profondamente preoccupata per l’emendamento approvato dalle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera al Decreto Legge Infrastrutture, che sposta al 1° ottobre 2026 il blocco inizialmente previsto per l’anno precedente.
Secondo Legambiente, si tratta di “un colpo alla salute pubblica e un’occasione persa” per la Regione. La misura coinvolge le aree urbane con oltre 100.000 abitanti di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, ridimensionando di fatto quanto stabilito dall’Accordo Antismog del 2017. L’accordo, sottoscritto dalle Regioni e dal Ministero dell’Ambiente, fissava al 1° ottobre 2025 l’estensione delle limitazioni anche ai diesel Euro 5.
“È scorretto attribuire questo provvedimento all’Europa o agli ambientalisti – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – quando invece è frutto di intese nazionali, nate dalla necessità di agire contro l’inquinamento cronico della Pianura Padana, che ogni anno causa migliaia di morti premature e costi sanitari elevatissimi”.
Particolarmente contestata è anche la modifica del perimetro d’applicazione della misura: dai comuni con oltre 30.000 abitanti, come previsto inizialmente, si passa solo a quelli con più di 100.000. Un cambiamento che, per il Veneto, significa coinvolgere esclusivamente alcuni capoluoghi di provincia, escludendo molte aree urbane dove l’inquinamento resta critico.
Un altro punto critico è rappresentato dalla possibilità, introdotta dall’emendamento, per le Regioni di evitare il blocco adottando misure alternative per la riduzione delle emissioni. Per Legambiente, il rischio è quello di generare un “Far West normativo”, con interventi disorganici, inefficaci e altamente differenziati da territorio a territorio.
“Serve coerenza – afferma ancora Lazzaro – e un serio investimento in trasporti pubblici e mobilità sostenibile, non ulteriori deroghe o scorciatoie. Si scelgono progetti faraonici come il Ponte sullo Stretto, ma si continua a ignorare l’emergenza sanitaria dell’aria in Pianura Padana. Chi oggi canta vittoria dimentica dieci anni di politiche ambientali regionali e tradisce i cittadini che hanno rispettato le regole, cambiando auto a proprie spese.”
Legambiente chiede al Governo maggiore responsabilità e trasparenza, e ricorda che, secondo le stime, l’inquinamento atmosferico nel Bacino Padano provoca circa 50.000 morti premature ogni anno. Una situazione che, per l’associazione, non può più tollerare ulteriori rinvii.
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