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Festività
01.01.2026 - 13:06
Foto di repertorio
Il primo gennaio è per molti sinonimo di silenzio, strade vuote e tempo sospeso. È il giorno in cui l’anno nuovo comincia lentamente, tra pranzi in famiglia e passeggiate senza fretta. Eppure, mentre gran parte del Paese si ferma, una parte continua a lavorare, spesso lontano dai riflettori, garantendo la continuità della vita quotidiana.
Negli ospedali e nei presìdi sanitari, il calendario non conosce festività. Medici, infermieri e operatori socio-sanitari iniziano l’anno come hanno concluso quello precedente: in reparto, in ambulanza, nei pronto soccorso. Il primo gennaio è spesso una giornata complessa, segnata dagli effetti della notte di festa e da un flusso di emergenze che non conosce tregua.
Non si fermano nemmeno i servizi di sicurezza. Forze dell’ordine e vigili del fuoco presidiano città e strade, gestendo interventi ordinari e straordinari. È un lavoro che richiede attenzione e responsabilità proprio quando l’attenzione collettiva è altrove, concentrata sul rito del nuovo inizio.
C’è poi chi lavora per far muovere il Paese. Trasporti, logistica ed energia continuano a funzionare anche il primo giorno dell’anno. Autisti, tecnici, addetti alle centrali e alle reti sono presenti affinché luci, riscaldamenti e collegamenti restino attivi. Un lavoro invisibile, ma fondamentale, che rende possibile la normalità degli altri.
Nel settore dell’accoglienza e della ristorazione, il primo gennaio è spesso una giornata di piena attività. Hotel, bar, ristoranti e strutture turistiche accolgono chi ha scelto di viaggiare o semplicemente di uscire. Per molti lavoratori del comparto, il nuovo anno inizia dietro un bancone o in cucina, con orari lunghi e poche pause.
Ci sono infine mestieri meno evidenti ma altrettanto essenziali: operatori ecologici che ripuliscono le città dopo la notte di festa, addetti ai servizi funebri, personale delle case di riposo, giornalisti e tecnici dell’informazione che raccontano ciò che accade anche quando tutto sembra fermo.
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