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Turismo e territorio
03.01.2026 - 10:11
Elisabetta Faggiana di Unexpected Italy
Al TEDx Countdown di Verona, la startup vicentina Unexpected Italy ha portato una riflessione sul rapporto tra Intelligenza Artificiale, turismo e impatto sui territori. Sul palco, la founder Elisabetta Faggiana ha messo in guardia dall’uso della sola tecnologia per governare i flussi turistici, proponendo un approccio alternativo che definisce “algoritmo umano”. «Il 2026 sarà un anno decisivo per il futuro del turismo in Italia», ha spiegato. «Affidarsi esclusivamente all’AI non basta. È necessario integrare la tecnologia con un sapere umano verificato».
Il tema è ormai centrale. Nel 2025 il dibattito sul turismo ha ruotato attorno a due parole chiave: Intelligenza Artificiale e overtourism. La prima spesso presentata come soluzione universale, il secondo come una delle emergenze urbane più pressanti. L’intervento di Faggiana ha evidenziato un rischio concreto: se gli algoritmi si basano su dati generati da anni di promozione concentrata sulle stesse mete, possono finire per amplificare gli squilibri che dovrebbero correggere. «L’overtourism non è un evento improvviso, ma il risultato di anni di politiche assenti o miopi», ha osservato. «Se la tecnologia impara da dati sbagliati, produrrà decisioni sbagliate».
La riflessione parte anche da un’esperienza personale maturata a Genova, dove Faggiana ha osservato come ogni singola scelta di viaggio influenzi non solo l’esperienza del turista, ma anche il tessuto sociale delle città. Le abitudini dei visitatori hanno infatti effetti diretti sulle attività locali: spesso le realtà artigiane e storiche cedono il passo a esercizi più standardizzati e orientati al consumo rapido. È una responsabilità diffusa, ma poco percepita. «Ogni volta che prenotiamo una vacanza stiamo votando», ha dichiarato. «Questo voto influisce sulla qualità di vita delle comunità visitate. L’overtourism si affronta dall’alto con le politiche, ma anche dal basso, attraverso le scelte quotidiane di milioni di persone».
Durante lo speech sono stati richiamati numeri che segnano l’urgenza del tema. Il settore turistico è responsabile dell’8% delle emissioni globali di gas serra; le grandi navi da crociera possono generare in un giorno una quantità di polveri sottili pari a quella prodotta da un milione di automobili e fino a quattro volte il quantitativo di ossidi di zolfo. Il traffico crocieristico contribuisce inoltre a circa il 25% dei rifiuti presenti nei mari. Dal punto di vista sociale, le proporzioni tra turisti e residenti mostrano quanto il fenomeno incida sulle città: 25 a 1 a Firenze, 47 a 1 a Venezia, 69 a 1 a Bolzano. Indicatori che, da soli, raccontano la necessità di un cambio di rotta.
Uno dei momenti più forti dello speech è stato l’uso della metafora dell’Italia come una grande biblioteca. I volumi più consumati sono le destinazioni più frequentate, mentre gli scaffali superiori custodiscono luoghi meno esplorati. Sul palco, Faggiana ha strappato una pagina da un libro intitolato “Italia”, gesto pensato per evidenziare lo sconcerto che proviamo per un libro danneggiato ma non per i cambiamenti profondi che investono città e comunità reali. L’invito è a scegliere percorsi meno battuti, scoprendo capitoli del Paese spesso ignorati.
Da qui nasce il concetto di “algoritmo umano”. «È un sistema che utilizza la tecnologia, ma mette al centro conoscenza, professionalità ed etica», ha concluso Faggiana. Unexpected Italy sta infatti lavorando a un modello che combina un software di screening per le attività locali, valutate per impatto sociale e ambientale e qualità dell’accoglienza, con un processo di verifica delle competenze territoriali affidato a professionisti. Solo figure esperte possono segnalare e raccomandare luoghi in tutta Italia, contribuendo a una rete di conoscenze affidabili. In questo contesto l’AI diventa uno strumento capace di creare itinerari personalizzati basati su dati verificati, con un obiettivo preciso: non muovere masse indistinte, ma portare le persone giuste nei luoghi giusti, rispettandone la fragilità.
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