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Quadro economico
03.01.2026 - 11:16
Foto di repertorio
Il Veneto chiude il 2026 con un Prodotto interno lordo nominale stimato in 211 miliardi di euro, sei in più rispetto all’anno precedente. La variazione reale si ferma allo 0,64 per cento, sostenuta soprattutto dall’export, che segna un +1,6 per cento, e dai consumi delle famiglie e della Pubblica Amministrazione, entrambi stabili. A rallentare è invece la dinamica degli investimenti, che dopo il +3,4 per cento del 2025 scendono a un modesto +0,2 per cento. È quanto rileva l’Ufficio studi della CGIA.
Secondo l’analisi, la progressiva conclusione dei progetti finanziati con il Pnrr entro l’estate e il venir meno degli investimenti legati alle Olimpiadi Milano-Cortina peseranno sull’andamento economico. Il quadro, osserva la CGIA, è quello di un Paese che fatica a consolidare una crescita strutturale. Al netto degli anni della pandemia, l’Italia e il Veneto da oltre due decenni crescono meno delle regioni europee più dinamiche. Il problema, sottolinea l’associazione, non è tanto la normale alternanza del ciclo economico, quanto la scarsità di fattori interni in grado di sostenere uno sviluppo duraturo.
Una svolta potrebbe arrivare solo da un miglioramento del contesto internazionale. La fine del conflitto tra Russia e Ucraina e una soluzione stabile della crisi mediorientale aprirebbero una fase nuova per l’economia globale, con ricadute positive anche per un territorio come il Veneto, tradizionalmente orientato all’export. Non si tratterebbe solo di un vantaggio geopolitico, ma di un cambiamento nelle condizioni macroeconomiche che oggi incidono su inflazione, finanza pubblica e capacità di crescita.
In un quadro più stabile tornerebbe anche la fiducia degli investitori, che potrebbero spostare capitali dagli asset difensivi verso iniziative produttive, infrastrutture e innovazione. Per il Veneto sarebbe un'opportunità rilevante, da accompagnare con politiche nazionali coerenti e con una semplificazione del carico burocratico e fiscale sulle imprese.
Sul fronte territoriale, il 2026 vede mutare gli equilibri nazionali. Se nel 2025 il Veneto aveva guidato la crescita (+0,66 per cento), le previsioni per il 2026 indicano come locomotiva l’Emilia-Romagna, stimata a +0,86 per cento. Seguono Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. Con il suo +0,64 per cento, il Veneto scende al decimo posto nella graduatoria regionale. Tra le regioni del Nord solo Trentino-Alto Adige e Liguria mostrano un andamento più lento. In fondo alla classifica si trovano Sicilia, Basilicata e Calabria.
A livello provinciale le performance migliori sono attese a Varese (+1 per cento), seguita da Bologna, Reggio Emilia, Biella e Ravenna. Il divario tra Nord e Sud rimane evidente, nonostante la buona dinamica prevista per alcune aree della Campania. In Veneto emergono soprattutto i territori solitamente considerati meno reattivi: Rovigo è in testa con una crescita dello 0,8 per cento, seguita dalla Città Metropolitana di Venezia (+0,78) e da Belluno (+0,76). Treviso chiude la graduatoria regionale con un +0,52 per cento.
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