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Polemica in giunta
07.01.2026 - 16:52
Davide Lovat
“Intervengo sul Manifesto-Zaia perché alcuni aspetti politici suscitano perplessità”. Così il consigliere regionale Davide Lovat (Resistere Veneto) commenta il nuovo documento politico diffuso dal presidente del Consiglio regionale Luca Zaia.
“Non capisco la necessità di un Manifesto in questo momento, visto che Zaia è stato appena eletto con il suo partito già esistente. Leggendolo con attenzione, noto che non propone nulla di nuovo rispetto a quanto già dichiarato in precedenti interviste. Le idee esposte sembrano ormai datate, come se gli anni trascorsi alla guida della Regione avessero oscurato i cambiamenti in corso”, sottolinea Lovat.
Il consigliere riconosce alcuni punti condivisibili, legati al buon governo: attenzione alla sicurezza dei cittadini, alle condizioni carcerarie, alle prospettive per i giovani e alla stabilità politica necessaria per la credibilità internazionale. Ma, spiega, restano centrali solo due questioni: l’autonomia regionale e il fondamento etico delle leggi, quest’ultimo più vicino alle posizioni della sinistra.
“Sul tema dell’autonomia – continua Lovat – si tratta di un argomento neutro. Movimenti europei che spingono per decentramento o indipendenza esistono sia a sinistra, come in Catalogna o Scozia, sia a destra, come nelle Fiandre. Il vero nodo ideologico resta il fondamento del diritto: il giusnaturalismo riconosce alle leggi un limite morale, mentre il giuspositivismo rende lecita qualsiasi norma se formalmente approvata”.
Secondo Lovat, Zaia aderirebbe di fatto a una visione giuspositivista: “Si tratta di un modello dove tutto viene omologato, la società diventa consumista ed edonista e la libertà rischia di confondersi con il libertinismo. Il potere può così stabilire cosa è accettabile, a scapito dei più fragili”.
“La questione cruciale – conclude Lovat – è la differenza tra una legge giusta, che rispetta l’ordine naturale, e una legge formalmente valida ma moralmente neutra. In questo senso, ciò che Zaia propone non è una nuova destra, ma un’interpretazione già vista, dove vecchie idee vengono riproposte con un nuovo marketing politico”.
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