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08.01.2026 - 11:05
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Fondazione OIC apre il 2026 celebrando un nuovo ingresso nel suo Club Over 100. A spegnere le candeline – cento per la precisione – è Ada Pagliati, nata il 7 gennaio 1926 e ospite dal settembre 2023 della residenza “G. Botton” di Carmignano di Brenta.
Per la Fondazione, l’arrivo di Ada rappresenta molto più di un traguardo anagrafico: è un tassello della missione che da settanta anni caratterizza OIC, orientata a valorizzare la longevità come patrimonio sociale, culturale ed emotivo. Cura, per la Fondazione, significa accompagnamento personalizzato, attenzione alla fragilità, costruzione di legami e continuità relazionale, in un ambiente in cui l’anziano ritrovi sicurezza, dignità e partecipazione.
Ad Ada non è servito molto tempo per farsi riconoscere: eleganza nei modi, dolcezza, gentilezza e una determinazione che emerge anche nel suo sorriso. La fede è sempre stata la sua compagna, vissuta con discrezione ma con costanza, così come la partecipazione alle attività e ai momenti comunitari della struttura.
A descriverla con precisione è la figlia, che la riassume in una parola: resilienza. Prima figlia di una famiglia numerosa, nata e cresciuta a Carmignano di Brenta, Ada ha sperimentato presto cosa significasse prendersi cura degli altri. Da adulta ha costruito una famiglia con il marito Angelo e cresciuto le figlie Renata e Mariella, trasmettendo insegnamenti concreti e una massima che è diventata quasi un testamento morale: «Tutto passa nella vita, tu comportati bene».
Tenace e autonoma, Ada ha guidato l’auto fino a 94 anni e frequentato la piscina da sola. Ma c’è un tratto che l’ha resa un punto di riferimento nella comunità: l’altruismo. Imparò a fare punture da un medico e divenne presto una presenza preziosa per chiunque avesse bisogno, disponibile anche a qualsiasi ora. Fu tra le prime donatrici di sangue a Camazzole, gesto che racconta la sua generosità silenziosa.
Per OIC, festeggiare i cento anni di Ada significa anche ribadire un modello di cura che mette al centro la persona e la sua storia, trasformando la longevità in protagonismo, comunità e memoria condivisa.
«Se sono arrivata fino a qui, grazie a Dio non ho sbagliato tanto…», dice Ada con la serenità di chi guarda al passato senza rimpianti. Un modo semplice per salutare un secolo di vita e iniziare il nuovo anno ricordando – a tutti – il valore del tempo e dei legami.
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