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Lo studio
11.01.2026 - 14:21
Foto di repertorio
Quasi l’80% dei corsi d’acqua della Terra smette di scorrere almeno per un giorno all’anno. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Padova appena pubblicato sulla rivista «Nature Water», che ribalta la percezione comune dei fiumi come flussi continui e permanenti.
Secondo il team di ricerca dell’Ateneo patavino, i sistemi fluviali sono organismi dinamici che si espandono e si contraggono in base alle condizioni climatiche e idrologiche. L’alternanza tra periodi di deflusso e fasi di asciutta non sarebbe dunque un’eccezione, ma la norma. Anche in aree tradizionalmente considerate umide, come il Veneto, più di metà del reticolo idrografico è composto da tratti non-perenni.
Lo studio suggerisce inoltre che le reti fluviali siano molto più estese di quanto rappresentato: la loro lunghezza complessiva è stimata tra 1,2 e 1,5 miliardi di chilometri. Di questi, oltre un miliardo è costituito da corsi d’acqua che si asciugano periodicamente.
«La diffusione di fiumi non-perenni è legata alla presenza di una moltitudine di piccoli corsi d’acqua, estremamente reattivi alle precipitazioni locali», spiega Gianluca Botter, corresponding author e docente del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale. «Il loro comportamento lascia un segno evidente anche nei grandi bacini».
I risultati mettono in discussione l’idea della continuità fluviale dal monte alla foce. L’intermittenza, osservano i ricercatori, incide su qualità dell’acqua, biodiversità, cicli biogeochimici e servizi ecosistemici, con implicazioni dirette per la gestione dei corsi d’acqua in un contesto di cambiamento climatico.
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