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Sciopero nazionale dei taxi, Confartigianato Veneto si chiama fuori

L’associazione: “Il fermo penalizza utenti e servizio. Priorità al confronto istituzionale e all’udienza in Consulta”

Sciopero nazionale dei taxi, Confartigianato Veneto si chiama fuori

Foto di repertorio

Confartigianato Taxi Veneto prende le distanze dallo sciopero nazionale dei taxi proclamato per oggi e lancia un messaggio chiaro: la protesta, pur legittima, rischia di trasformarsi in un danno per l’utenza e per l’immagine complessiva del servizio pubblico non di linea. A ribadirlo è una nota ufficiale dell’associazione, che conferma la propria scelta di non aderire alla mobilitazione e di continuare a puntare sul dialogo istituzionale come strumento principale di rappresentanza.

«Non intendiamo sanzionare alcuna forma di mobilitazione – spiega il presidente regionale di Confartigianato Taxi, Gianbattista Danieli – ma riteniamo che lo sciopero debba essere l’extrema ratio, da attivare solo nel momento in cui venisse meno ogni spazio di confronto con le istituzioni». Secondo l’associazione, la strada maestra resta quella del dialogo, a partire dal modello Veneto, considerato un esempio virtuoso anche a livello nazionale ed europeo.

In Veneto, infatti, il servizio taxi è regolato dal 1996 attraverso un sistema di stretta collaborazione tra Regione e associazioni di categoria, un impianto che – sottolinea Confartigianato – ha garantito nel tempo equilibrio normativo, qualità del servizio e tutela dei cittadini. Un modello che ora l’associazione intende difendere, anche alla luce dell’udienza del 14 gennaio davanti alla Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legge regionale veneta impugnata dal Ministero dei Trasporti, passaggio ritenuto decisivo per il futuro assetto del settore.

Sul piano nazionale, Confartigianato Taxi, insieme a CNA e Legacoop, ribadisce la necessità di restare ai tavoli istituzionali per non cedere spazi di rappresentanza a soggetti portatori di interessi privati estranei al trasporto pubblico non di linea. Tra le priorità indicate: tempi certi per il decreto sulle piattaforme digitali, stop a ulteriori proroghe sull’applicazione del RENT e piena estensione delle tutele previste dall’articolo 2527 del Codice civile alle cooperative di taxi, garantendo parità di trattamento ai soci lavoratori.

A livello regionale, l’attenzione è ora rivolta al rilancio del confronto con la Regione Veneto. «Con l’insediamento del nuovo assessore – conclude Danieli – ci aspettiamo la riattivazione del Comitato regionale di monitoraggio del servizio taxi, un organismo fondamentale che non viene convocato dalla scorsa primavera».

In Veneto operano complessivamente 719 licenze taxi, distribuite tra Belluno (23), Padova (144), Rovigo (19), Treviso (55), Venezia (190), Verona (222) e Vicenza (66): numeri che fotografano un settore rilevante, chiamato oggi a misurarsi con cambiamenti normativi e nuove sfide senza perdere il rapporto di fiducia con cittadini e istituzioni.

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