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Patrimonio storico
13.01.2026 - 11:36
Il Cimitero dei Burci tra Silea e Casier
Un appello che arriva dal territorio trevigiano e guarda direttamente a Venezia. Luigi Calesso, esponente della Lista Civica per Treviso, ha scritto un appello al Governatore Stefani per rilanciare la mobilitazione a favore del Cimitero dei Burci, il sito archeologico lungo il fiume Sile che conserva i resti di numerose imbarcazioni da trasporto fluviale, oggi a rischio scomparsa.
L'appello alla Regione si fa forza di quasi 10.000 firme raccolte con una petizione promossa da cittadini, visitatori e appassionati di storia locale. Un nuovo tentativo di coinvolgere Venezia dopo che, nel gennaio dello scorso anno, l’analoga richiesta indirizzata al presidente Zaia non aveva ricevuto risposta.
Secondo Calesso, ora che la giunta regionale e le commissioni consiliari sono pienamente operative, la Regione potrebbe svolgere un ruolo decisivo: non solo mettendo a disposizione risorse economiche, ma anche coordinando l’azione degli enti competenti, dei Comuni interessati e di eventuali soggetti privati disposti a contribuire alla tutela di quello che viene definito un sito unico nel territorio veneto.
Il Cimitero dei Burci si estende lungo il Sile nei territori comunali di Silea e Casier. Le ricerche condotte negli anni hanno individuato la presenza di 13 imbarcazioni abbandonate tra il 1974 e il 1975, mentre prima di quel periodo erano noti otto relitti, alcuni dei quali nel frattempo scomparsi. Da tre barche sono stati recuperati documenti che risalgono al 1937, testimonianza diretta dell’attività di trasporto merci che ha segnato la vita economica del fiume nel Novecento.
Oggi, però, i resti delle imbarcazioni sono sottoposti a un lento ma continuo degrado, causato dall’acqua e dagli agenti atmosferici. Senza un intervento mirato, spiegano i promotori della petizione, il rischio è che questo patrimonio storico venga definitivamente cancellato dal paesaggio del Parco del Sile.
Nel testo inviato alla Regione si chiede di valutare diverse soluzioni: dalla conservazione dei relitti sul posto, con trattamenti in grado di rallentarne il deterioramento, fino al recupero di alcune imbarcazioni da destinare a un museo dedicato. Un’ipotesi che permetterebbe di raccontare la storia del Sile, delle comunità che vivono lungo le sue rive e delle attività che hanno caratterizzato la Marca trevigiana nel secolo scorso. Tra le proposte anche una maggiore valorizzazione dell’area, con pannelli informativi per spiegare ai visitatori l’importanza del sito.
«Si tratta di un intervento doveroso», commenta Calesso, «per salvaguardare un pezzo importante del patrimonio storico che caratterizza il nostro territorio».
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