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Commercio di vicinato

Confesercenti del Veneto Centrale lancia l’allarme: “Serve difendere i negozi di quartiere e il pluralismo commerciale”

Dopo anni di liberalizzazioni e l’espansione dell’e-commerce, le piccole imprese dei centri urbani rischiano di scomparire: l’associazione chiede regole più eque e sostegno concreto da parte delle istituzioni

Flavio Convento

Flavio Convento

Il commercio di prossimità torna al centro del dibattito in Veneto Centrale. Confesercenti rilancia l’urgenza di tutelare i negozi di quartiere e le piccole imprese, evidenziando che la difesa del tessuto commerciale locale non è una questione di apertura la domenica, ma di equilibrio tra realtà grandi e piccole.

«Allora non ci fu sufficiente visione e il commercio non venne ascoltato. Non facciamo oggi lo stesso errore», spiega Flavio Convento, vicepresidente di Confesercenti del Veneto Centrale. «Il vero nodo è politico: difendere il pluralismo della rete commerciale e garantire la sopravvivenza di piccole e medie imprese, lavoro autonomo e occupazione stabile».

Secondo l’associazione, quindici anni di liberalizzazioni hanno portato a centri urbani e quartieri sempre più deserti, a un trasferimento sistematico di quote di mercato verso la grande distribuzione e a un impoverimento economico e sociale dei territori. A pesare c’è anche l’e-commerce, dominato per circa il 70% da grandi multinazionali, che sottrae risorse, posti di lavoro e entrate fiscali al sistema locale.

«Non si tratta di combattere l’online o il lavoro domenicale», prosegue Convento. «Il problema sono le condizioni competitive sbilanciate. I negozi di vicinato si stanno adeguando alla tecnologia, ma servono regole eque».

Per Confesercenti del Veneto Centrale il dibattito sulle aperture domenicali è ormai superato e rischia di distrarre dai problemi reali. L’associazione chiede alle istituzioni locali e nazionali di attivare una vera politica commerciale, con regole uguali per tutti, contrasto alle posizioni dominanti e riconoscimento del valore sociale del commercio di prossimità.

«Il commercio tradizionale ha già fatto la sua parte», conclude Convento. «Le imprese hanno riorganizzato turni, orari e modelli di business. Oggi aprire nei giorni festivi è una scelta imprenditoriale, non un obbligo. Continuare a scaricare sui piccoli esercizi il costo delle liberalizzazioni significa ignorare la realtà dei fatti».

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