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Il racconto di Trentini

Trentini: il racconto dell’“acquario” di El Rodeo, 423 giorni senza parlare con nessuno

Il cooperante veneziano liberato dal carcere di Caracas racconta l’isolamento, le difficoltà e la resistenza silenziosa durante la prigionia

Trentini: il racconto dell’“acquario” di El Rodeo, 423 giorni senza parlare con nessuno

Foto di repertorio

Una vicenda di privazione, isolamento e attesa che sembra uscita da un incubo. Così Alberto Trentini, cooperante veneziano di 46 anni, ha descritto la propria esperienza di detenzione nel carcere El Rodeo I di Caracas, agli italiani durante il viaggio di ritorno in patria dopo 423 giorni di prigionia.

Trentini ha raccontato di essere stato rinchiuso in quella che definisce «l’acquario» o la Pecera, una grande stanza circondata da vetri attraverso i quali non si poteva guardare all’esterno, né comunicare con altri detenuti o con il mondo esterno. Per mesi ha trascorso le giornate seduto, senza poter parlare con nessuno: dalle 5 del mattino fino alle 21, quando era permesso solo sdraiarsi. Nel mezzo, un bagno alla turca sopra la doccia, utilizzabile in presenza di altri detenuti perché l’acqua arrivava solo poche ore al giorno.

Nel suo resoconto, Trentini ha parlato di materassi sporchi abbandonati sul pavimento, scarafaggi, zanzare, caldo torrido d’estate e freddo pungente d’inverno. Ha descritto la paura costante delle torture — una minaccia psicologica che, a suo dire, pesa tanto quanto quelle fisiche. Per passare il tempo aveva con sé una Bibbia in spagnolo e si era costruito una scacchiera con la carta igienica.

Il cooperante ha raccontato agli agenti dell’intelligence italiana di non aver subito violenza fisica diretta, ma di aver vissuto condizioni tali da segnare profondamente chiunque. “El Rodeo non ti uccide in un giorno, ma ti cambia in silenzio”, ha detto, richiamando l’attenzione sulla crudeltà dell’isolamento.

Trentini e l’imprenditore italiano Mario Burlò sono stati liberati il 12 gennaio scorso dopo oltre un anno di detenzione, in quello che è stato definito un momento di svolta diplomatica. Entrambi sono ora in buone condizioni e si preparano al rientro in Italia, accolti con sollievo dalle autorità e dalle famiglie.

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