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Tutela ambientale
14.01.2026 - 14:59
Foto di repertorio
L’erosione delle spiagge non è più un problema episodico, ma una questione strutturale che riguarda da vicino anche il Veneto e i suoi litorali. Un fenomeno ormai globale, legato sia all’azione dell’uomo sia ai processi naturali, che diventa particolarmente critico nelle zone più urbanizzate e turistiche della costa.
Di questi temi si discuterà lunedì 26 gennaio 2026, dalle 16 alle 19.30, a Mestre, nella sede dell’Ordine degli Ingegneri della Città metropolitana di Venezia, presso Torre Eva, in via Bruno Maderna. L’incontro, organizzato dalla Commissione Territorio, è dedicato alla difesa, tutela e gestione delle spiagge del Veneto.
Il punto di partenza è una constatazione chiara: le infrastrutture, gli stabilimenti balneari e le opere turistiche presenti lungo la costa aumentano la percezione del rischio. Anche piccoli arretramenti della linea di riva, che possono rientrare nella normale dinamica stagionale del mare, vengono vissuti come eventi allarmanti quando interessano aree costruite. La costa viene spesso vista come un confine fisso tra terra e mare, mentre in realtà è un sistema in continuo movimento, dove la sabbia tende naturalmente a spostarsi verso il largo e lungo il litorale.
A questo si aggiunge un altro fattore decisivo: dai fiumi arriva sempre meno materiale sabbioso, e questo contribuisce nel tempo all’assottigliamento delle spiagge. Le cause sono molteplici e non sempre eliminabili, perché legate anche al clima e alla necessità di proteggere i territori montani. Per questo, spiegano i tecnici, l’attenzione si è spostata su interventi capaci di limitare i danni delle mareggiate e di ricostruire le spiagge senza snaturarne l’aspetto.
La soluzione oggi più diffusa è il cosiddetto ripascimento, cioè il reintegro della sabbia dove il mare l’ha portata via. Si tratta di una pratica adottata in molti Paesi, con esempi importanti anche nel Nord Europa, dove grandi quantità di sabbia vengono depositate in punti strategici e poi redistribuite dalle correnti naturali. Tuttavia, se applicato in modo indiscriminato, il ripascimento richiede volumi enormi di materiale e costi difficilmente sostenibili.
Per questo, soprattutto lungo i tratti di costa già segnati da opere rigide come scogliere e pennelli, si punta su interventi più mirati e “protetti”, che riducono sia l’uso di nuove barriere in roccia sia la quantità di sabbia necessaria. Un’attenzione particolare è rivolta anche alla provenienza e alle caratteristiche della sabbia, perché colore e granulometria influiscono sull’impatto visivo e sull’equilibrio naturale della spiaggia.
Un’opportunità importante è rappresentata dall’utilizzo dei sedimenti prelevati alle foci dei fiumi. Questa scelta permette di mantenere accessibili i porti, favorire il corretto deflusso delle piene e, allo stesso tempo, ridistribuire la sabbia lungo i litorali in difficoltà. Tutti questi interventi sono regolati da precise norme statali e regionali, e devono inserirsi in una strategia complessiva che consideri l’intero litorale veneto, evitando soluzioni isolate che rischiano di spostare il problema da una zona all’altra.
Secondo gli esperti, la vera sfida non è “fermare le onde”, ma gestire in modo coerente il sistema di difesa esistente, compensando la mancanza di sedimenti che un tempo arrivavano dai fiumi. La vulnerabilità delle spiagge, infatti, è destinata ad aumentare con l’evoluzione degli scenari climatici, e in futuro potrebbe essere necessario ripensare profondamente il modo in cui vengono concepite la spiaggia e il turismo balneare.
Un cambiamento che avrebbe ricadute economiche e sociali importanti per la costa veneta e che richiederà investimenti significativi e un lungo percorso di condivisione. Il seminario di Mestre si propone proprio di fare il punto su monitoraggi, tutela ambientale, effetti del clima e modalità operative degli interventi, offrendo un quadro aggiornato su uno dei temi più delicati per il futuro del territorio costiero regionale.
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