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Primato vitivinicolo

Vino, il Veneto resta in testa: più produzione, export da record e nuove sfide globali

La Regione: settore solido, ma servono qualità e strategia per affrontare dazi, clima e nuovi consumi

Foto della conferenza

Foto della conferenza

Il Veneto si conferma anche nel 2025 la locomotiva del vino italiano, con numeri in crescita sul fronte della produzione, delle esportazioni e delle denominazioni di qualità, pur in uno scenario internazionale complesso, segnato da tensioni geopolitiche, dazi e cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.

A fare il punto è stato l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond, intervenuto a Venezia all’ultimo incontro del Trittico Vitivinicolo dedicato al bilancio della vendemmia 2025, promosso dalla Regione insieme a Veneto Agricoltura e Avepa.

I dati parlano di un aumento delle superfici vitate di circa mille ettari, che portano il totale regionale a oltre 104 mila ettari. Tre vigneti su quattro sono coltivati a uve bianche, mentre il resto è destinato alle varietà rosse. Accanto alle superfici già in produzione, il Veneto può contare su un “serbatoio” di circa 5 mila ettari autorizzati per nuovi impianti o reimpianti, una riserva considerata strategica per il futuro del comparto. La Glera resta di gran lunga l’uva più diffusa, a conferma del peso del sistema Prosecco, mentre tra i vitigni rossi la Corvina mantiene il primato.

«Il Veneto continua a puntare su un modello basato su qualità, organizzazione e programmazione – ha sottolineato Bond –. La crescita dei vigneti e il potenziale disponibile dimostrano che le aziende guardano avanti con fiducia».

La vendemmia 2025 ha fatto registrare una raccolta complessiva di oltre 14,6 milioni di quintali di uva, in aumento di quasi il 7% rispetto all’anno precedente. A trainare sono soprattutto le produzioni a denominazione di origine, che rappresentano la parte più consistente del raccolto e confermano la forte vocazione regionale verso vini certificati e di maggior valore. I prezzi delle uve restano sostanzialmente stabili, con una media di 66 centesimi al chilo.

Sul fronte dell’export, il vino veneto si conferma un pilastro dell’economia regionale. Nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni hanno raggiunto circa 2,16 miliardi di euro, mantenendo il Veneto al primo posto in Italia con una quota vicina al 38% del totale nazionale. Il Prosecco continua a crescere, soprattutto sui mercati esteri, con gli Stati Uniti che restano uno sbocco fondamentale. Segnali positivi arrivano anche dai vini fermi a denominazione, che tengono in volume e valore.

Non mancano però le incognite. «Dazi e tensioni internazionali si sommano a un cambiamento profondo nei consumi – ha osservato Bond –. L’impatto delle tariffe americane appare contenuto e distribuito lungo la filiera: gli spumanti resistono meglio, mentre vini come l’Amarone si rivolgono a una clientela più fidelizzata. In questo contesto diventano centrali i consorzi di tutela, chiamati a difendere non solo l’autenticità dei prodotti, ma anche il loro valore sul mercato». La Regione, ha ricordato l’assessore, continua a sostenere i produttori con risorse dedicate alla promozione all’estero.

Uno sguardo al futuro arriva anche da Veneto Agricoltura. Il direttore Federico Caner ha ribadito l’impegno sul fronte del cambiamento climatico, con progetti innovativi e sperimentazioni direttamente in campo. «Stiamo lavorando per aiutare le aziende viticole ad affrontare le nuove condizioni climatiche – ha spiegato –. Le nostre strutture e competenze sono a disposizione per sviluppare soluzioni concrete e innovative, a beneficio di tutto il territorio veneto».

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