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Sanità in Veneto
19.01.2026 - 17:40
Ospedale San Bassiano
La Corte dei conti conferma ciò che i consiglieri regionali del Partito Democratico Chiara Luisetto, Monica Sambo e Anna Maria Bigon denunciavano da tempo: la sanità veneta sta spingendo sempre più verso il privato, indebolendo il servizio pubblico.
Nel 2024 la Regione ha stanziato 52 milioni di euro per ridurre le liste d’attesa, quasi il doppio rispetto ai 29,2 milioni dell’anno precedente. Questi fondi sono stati impiegati principalmente per acquistare prestazioni dai privati accreditati e per integrare le prestazioni del personale. Secondo le esponenti dem, questo aumento “non può essere presentato come efficienza, ma come il segnale di un pubblico che abdica al proprio ruolo”.
“La programmazione non è stata adeguata, i servizi territoriali vengono messi in secondo piano rispetto agli ospedali e il sistema pubblico perde centralità – affermano Luisetto, Sambo e Bigon –. L’unica via diventa comprare prestazioni esterne, con costi crescenti e un impatto diretto sulle disuguaglianze di accesso alle cure”.
La Corte dei conti evidenzia anche un rischio grave legato alla riforma del DM 77/2021: la carenza di personale può compromettere il funzionamento delle nuove Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità, strutture costruite ma prive di medici, infermieri e altri professionisti. Nonostante la Regione abbia autorizzato oltre mille assunzioni nel 2024, gli organici restano insufficienti.
Le consigliere Pd chiedono quindi un confronto immediato con l’assessore regionale alla Sanità, Gerosa, per capire come evitare che i 18 milioni già stanziati per il 2026 crescano ulteriormente. “Servono programmazione chiara e decisioni concrete su liste d’attesa, acquisti dal privato, tenuta degli organici e reale operatività delle strutture territoriali. La sanità veneta ha bisogno di un cambio di passo: far finta di nulla non è più un’opzione”.
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