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Altro che Champagne: ecco perché il Prosecco si riconosce da un dettaglio

Milioni di bottiglie stappate ogni giorno, ma la maggior parte dei consumatori ignora le differenze

Altro che Champagne: ecco perché il Prosecco si riconosce da un dettaglio

Foto di repertorio

Nel mondo del vino esiste una battaglia silenziosa che si combatte a colpi di etichette. Se da un lato lo Champagne francese gode di un’aura di lusso secolare, dall’altro il Prosecco ha conquistato i mercati globali, diventando il vino più stappato del pianeta.

Ma qui nasce il problema: nel grande calderone del "prosecchino", la qualità media rischia di confondersi con l'eccellenza assoluta. La maggior parte della gente entra in un supermercato o in un bar e ordina "un Prosecco", convinta che uno valga l'altro. Errore fatale. C'è un dettaglio fondamentale, scritto in piccolo, che separa un’esperienza mediocre da un capolavoro del territorio.

La piramide che nessuno ti spiega: DOC vs DOCG

Per capire cosa stai bevendo, devi guardare la "carta d'identità" sul collo della bottiglia. La differenza non è solo burocratica, è geografica e sensoriale.

  • Il Prosecco DOC (Denominazione di Origine Controllata): È la base della piramide. Può essere prodotto in un'area vastissima che copre quasi tutto il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia. È un vino corretto, fresco, ma spesso "industriale".

  • Il Prosecco Superiore DOCG (Garantita): Qui entriamo nel mito. La "G" fa tutta la differenza del mondo. Questo vino può nascere solo in una zona ristrettissima: le colline di Conegliano Valdobbiadene, Patrimonio dell'Umanità UNESCO.

Il dettaglio che "molti sbagliano": Le rive e il Cartizze

Il vero intenditore non si ferma alla sigla DOCG. Se vuoi davvero stupire i tuoi commensali, devi cercare la parola "Rive".

Le "Rive" indicano vigneti situati in pendenze ripidissime (la cosiddetta viticoltura eroica), dove l'uva viene raccolta rigorosamente a mano. Ogni "Riva" ha un sapore diverso a seconda del terreno. E al vertice assoluto? C'è il Cartizze: solo 107 ettari di vigneto che producono quello che viene definito il "Grand Cru" d'Italia.

Perché lo Champagne non è il termine di paragone corretto?

Lo Champagne fermenta in bottiglia (metodo classico), il Prosecco in grandi vasche d'acciaio (metodo Charmat). Il segreto del successo del Prosecco non è "imitare" i francesi, ma offrire qualcosa che loro non hanno: l'immediatezza aromatica. Il Prosecco sa di mela, di pera, di fiori bianchi; è gioioso, non impegnativo. Ma solo se è quello "giusto".

La guida rapida per l'acquisto perfetto

  1. Guarda la fascetta: Se è gialla è DOC, se è marrone/oro è DOCG. Punta sempre sulla seconda.

  2. Cerca la provenienza: "Valdobbiadene" o "Asolo" devono essere scritti chiaramente.

  3. Il prezzo parla: Se una bottiglia costa meno di 5-6 euro, stai bevendo un prodotto industriale. Il lavoro manuale sulle colline eroiche ha un costo che parte, mediamente, dai 10-12 euro in su.

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