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Polemica ambientale
20.01.2026 - 17:20
Il collettore ARICA a Cologna Veneta
La notizia del finanziamento di oltre 10 milioni di euro da parte della Regione Veneto per il prolungamento del collettore ARICA, che porterà i reflui del distretto conciario vicentino a valle di Cologna Veneta, è stata accolta con attenzione ma anche con forti perplessità da Legambiente Veneto.
“Parlare di un passo decisivo per il risanamento del Fratta Gorzone è prematuro – commenta Piergiorgio Boscagin, della segreteria regionale di Legambiente e presidente del Circolo Perla Blu di Cologna Veneta – perché con questo intervento non si elimina la fonte dell’inquinamento: si sposta semplicemente più a valle. È un sollievo per l’abitato, ma non una soluzione strutturale per l’intero bacino”.
Secondo Boscagin, la scelta del nuovo punto di scarico è problematica: il territorio a valle è già compromesso da alti livelli di inquinanti, e spostare lì i reflui rischia di colpire comunità e attività produttive senza ridurre davvero le sostanze nocive nel fiume.
Legambiente sottolinea che i fondi pubblici, pari a oltre 14 milioni su un costo totale superiore ai 20 milioni, sarebbero stati più efficaci se investiti nel potenziamento dei sistemi di depurazione, affrontando così il problema alla radice invece di limitarlo a una deviazione temporanea.
Da anni la campagna ‘Operazione Fiumi’ di Legambiente monitora lo stato di salute del Fratta Gorzone, confermando dati ufficiali dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale: carichi inquinanti elevati, concentrazioni preoccupanti di sostanze pericolose e circa l’81% delle stazioni di monitoraggio che non raggiunge lo stato “Buono” secondo la Direttiva Europea sulle Acque.
“L’obiettivo non è dare vita artificiale al fiume, ma riportarlo a essere un ecosistema sano – aggiunge Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto –. Senza un programma complessivo di riduzione degli scarichi, controlli, bonifica dei sedimenti e rinaturalizzazione, rischiamo di continuare con soluzioni tampone”.
Lazzaro conclude ribadendo la disponibilità al confronto con Regione, enti locali e consorzi, ma invita a un cambio di approccio: “Meno opere che spostano il problema, più investimenti per risolverlo davvero. Il Fratta Gorzone merita una strategia di risanamento integrata, coerente con le direttive europee e con il diritto dei cittadini a vivere accanto a un fiume pulito. Spostare il collettore qualche chilometro più in là può avere senso, ma non basta per sentirci al sicuro e per ridurre l’inquinamento”.
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