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Emergenza abitativa in Veneto: Cunegato chiede interventi concreti e stop agli affitti brevi

Il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra: “Il Piano Casa da 50 milioni è insufficiente, servono investimenti reali per famiglie e centri storici”

Emergenza abitativa in Veneto: Cunegato chiede interventi concreti e stop agli affitti brevi

Foto di repertorio

La crisi abitativa in Veneto rischia di trasformare la casa in un lusso per pochi. A lanciare l’allarme è Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) in Consiglio regionale, commentando i dati pubblicati dal Giornale di Vicenza.

“Di fronte a una domanda crescente e un’offerta quasi inesistente, la Regione continua a limitarsi agli annunci”, afferma Cunegato, criticando il Piano Casa da 50 milioni annunciato dal presidente Alberto Stefani, finanziato peraltro con fondi europei. “Basta guardare l’Emilia-Romagna: con meno abitanti, lo scorso anno ha stanziato 300 milioni. È evidente che la Giunta regionale non ha ancora compreso la portata dell’emergenza”.

Secondo Cunegato, nel biennio 2023-2024 le Ater del Veneto hanno investito 44 milioni di euro nel recupero degli alloggi degradati, ma il fabbisogno reale stimato è di 318 milioni. Il risultato è paradossale: mentre gli alloggi sfitti aumentano, la disponibilità per le famiglie cala. Nel 2024 gli alloggi affittati erano 28.704, quelli vuoti 7.486, a fronte di 12.947 persone in graduatoria e solo 2.106 assegnazioni nel biennio, appena il 16% della domanda.

Cunegato indica tre interventi urgenti: rifinanziare la legge Erp e investire davvero nel patrimonio pubblico, sostenere gli affitti tramite un fondo regionale integrativo e regolamentare il fenomeno degli affitti brevi. “Gli affitti brevi sottraggono migliaia di abitazioni al mercato residenziale, fanno esplodere i prezzi e svuotano i centri storici”, spiega.

AVS proporrà una legge regionale per consentire ai Comuni ad alta tensione abitativa, come Vicenza, di fissare un tetto massimo di unità immobiliari destinate a locazione turistica. La Corte costituzionale ha già confermato la legittimità di questo tipo di intervento regionale, aprendo la strada a una gestione più equa e regolamentata del mercato degli affitti.

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