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Curiosità
27.01.2026 - 08:20
Uva Venissa
Esiste una Venezia che non profuma di salsedine e folla, ma di terra, storia e pazienza. Per trovarla bisogna superare Burano e attraversare il ponte di legno che porta a Mazzorbo. È qui che, protetta da antiche mura trecentesche, sopravvive la Tenuta Venissa, il "giardino d'oro" della Laguna dove nasce un vino che sfida ogni legge della logica agricola.
La protagonista assoluta è la Dorona, un vitigno autoctono veneziano che per secoli ha adornato le tavole dei Dogi. Si pensava fosse estinto, cancellato dalla catastrofica alluvione del 1966. Poi, il ritrovamento fortuito di poche piante superstiti in un orto privato ha dato il via a un recupero che ha dell'incredibile.
La particolarità? Le radici di queste piante affondano nel terreno limaccioso della laguna, assorbendo il sale e i minerali che l'alta marea porta con sé. Il risultato è un vino che non somiglia a nessun altro: dorato, complesso, con una nota sapida che ricorda il respiro dell'Adriatico.
Perché la lista d'attesa è così lunga? La risposta è nei numeri. La produzione è limitatissima: circa 3.000 bottiglie l’anno. Non un acino di più. Ogni bottiglia non è solo un contenitore, ma un'opera d'arte: l'etichetta non è di carta, ma è una sottilissima foglia d’oro zecchino applicata a mano da Giovanni Berta, l'ultimo "battiloro" di Venezia, e poi fusa nel vetro in forno. Un tributo all'epoca d'oro della Serenissima.
Entrare nel "giardino d'oro" è un'esperienza che va oltre la semplice degustazione.
La rarità: Una bottiglia di Venissa può superare i 180 euro in cantina, ma il suo valore sul mercato dei collezionisti a New York o Tokyo raddoppia istantaneamente.
Il tasting: I visitatori che riescono a prenotare un tavolo tra i filari della vigna murata vivono un silenzio irreale, rotto solo dal suono delle barche in lontananza.
Il terroir: Qui non si parla di "terra", ma di "fango nobile". È lo stress causato dal sale a spingere la vite a produrre un frutto così concentrato e unico.
Nonostante l'esclusività, il segreto di Venissa risiede nel legame con la comunità locale. La tenuta ospita gli orti degli anziani di Burano, creando un ecosistema dove il lusso estremo convive con la tradizione contadina più pura.
"Non produciamo solo vino," sussurrano tra i filari, "imbottigliamo la resilienza di Venezia". E a giudicare dalle richieste che arrivano da ogni angolo del globo, il mondo è pronto a pagare cifre record per averne un assaggio.
Lo sapevi? A causa dei cambiamenti climatici e del fenomeno dell'acqua alta, ogni vendemmia è una scommessa contro la natura. È proprio questa precarietà a rendere il "vino della laguna" uno degli investimenti più ricercati dai sommelier internazionali nel 2026.
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