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Comuni vicentini a rischio declassamento: la Provincia scrive al Ministro Calderoli

La Provincia di Vicenza: “Criteri troppo rigidi potrebbero tagliare fondi e tutele alle zone pedemontane e collinari”

Provincia di Vicenza sede

Provincia di Vicenza, sede

La Provincia di Vicenza interviene per difendere le proprie aree montane e pedemontane. In una lettera inviata al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, e per conoscenza alla Regione Veneto e ai parlamentari vicentini, l’Amministrazione provinciale ha espresso forte preoccupazione per i nuovi criteri di classificazione dei comuni montani, che potrebbero penalizzare numerosi centri del territorio.

Il tema è emerso dopo l’entrata in vigore, lo scorso settembre, della legge montagna (131/2025), pensata per incentivare lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane. Per rendere più incisiva la norma, la ridefinizione dei comuni montani si basa su parametri stringenti di altitudine e pendenza, riducendo il numero di Comuni montani italiani da 4.059 a 2.843.

Tra i centri vicentini che rischiano di essere esclusi ci sono Bassano del Grappa, Breganze, Brogliano, Chiampo, Colceresa, Cornedo Vicentino, Fara Vicentino, Marostica, Monte di Malo, Pianezze, Piovene Rocchette, Romano d’Ezzelino, Salcedo, San Pietro Mussolino, Santorso e Trissino.

Il declassamento comporterebbe la perdita di finanziamenti diretti come il FOSMIT (Fondo nazionale per il contrasto dello spopolamento e lo sviluppo dei comuni marginali), sgravi burocratici e altre tutele riservate alle aree montane, aumentando i rischi di spopolamento e dissesto idrogeologico.

Il presidente della Provincia, Andrea Nardin, il vicepresidente Moreno Marsetti e il consigliere delegato alla Montagna, Renzo Marangon, sottolineano che il territorio vicentino, caratterizzato da una conformazione orografica complessa, include vaste zone pedemontane e collinari che condividono le stesse fragilità della montagna alpina. Una classificazione basata esclusivamente su numeri rischierebbe di ignorare queste criticità.

«Chiediamo al Governo – afferma Nardin – una classificazione aderente alla realtà geografica e sociale. Non si possono tutelare solo le vette, lasciando indietro le pendici abitate che, di fatto, affrontano le stesse difficoltà».

«La distinzione tra zona alpina e pedemontana è spesso solo altimetrica, ma non incide sul disagio socio-economico – aggiunge Marsetti –. Privare questi comuni del sostegno previsto per la montagna significherebbe condannarli all’abbandono».

«Il presidio umano in queste aree è l’unico vero argine contro il dissesto idrogeologico e l’avanzamento incontrollato dei boschi – conclude Marangon –. Perdere i finanziamenti e le semplificazioni burocratiche comprometterebbe la gestione di un territorio fragile che richiede attenzione costante».

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