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L'intervista
30.01.2026 - 14:25
Foto di repertorio
Il fermento nella Lega è ormai sotto gli occhi di tutti, e il Veneto non fa eccezione. A riaccendere il dibattito interno è il nuovo simbolo depositato dal generale Roberto Vannacci, un gesto che ha fatto esplodere tensioni latenti proprio mentre, in Abruzzo, il partito era riunito per una kermesse alla presenza del leader Matteo Salvini.
A fotografare lo stato d’animo di una parte del Carroccio è Laura Cestari, esponente leghista, intervenuta ai microfoni di Buongiorno Veneto su Radio Veneto24. Fin dalle prime battute, l’atmosfera è quella delle grandi questioni politiche: c’è un partito attraversato da sensibilità diverse e una figura, quella di Vannacci, che da settimane alimenta discussioni e divisioni.
«Non è un mistero che all’interno dei partiti esistano visioni differenti», ammette Cestari, riconoscendo come il “caso Vannacci” abbia acceso un dibattito più acceso del solito. Pur ribadendo la propria appartenenza alla Lega, l’esponente veneta prende però le distanze dal generale: «Non è una figura nella quale mi riconosco. Alcune sue uscite non mi sono piaciute e non rispettano quelli che considero i miei valori, né quelli del partito».
Il nodo politico è chiaro: espulsione sì o no? Cestari frena. Decisioni di questo peso, spiega, devono essere prese in modo collegiale e non sull’onda delle polemiche. L’espulsione, ricorda, è una misura estrema, che si giustifica solo in presenza di fatti gravi o di una rottura insanabile con la linea del partito. Toccherà quindi agli organi interni stabilire se il comportamento di Vannacci rientri in questa casistica.
Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di una sua uscita autonoma. Le indiscrezioni su un possibile nuovo movimento capace, nelle ambizioni del generale, di puntare a percentuali a doppia cifra vengono accolte con cautela. «Se davvero ha detto di puntare al 20 per cento, allora significa che una decisione l’ha già presa», osserva Cestari, sottolineando però la necessità di verificare le dichiarazioni. Una cosa è certa: «Nessuno deposita un simbolo per gioco».
A rendere il quadro ancora più complesso è il peso politico di chi, come il presidente del Veneto Luca Zaia, avrebbe apertamente chiesto l’espulsione di Vannacci. Un intervento che non può essere ignorato. «Zaia è una figura di grande autorevolezza, parla sempre con cognizione di causa», riconosce Cestari, ribadendo però che, anche in questo caso, la decisione finale spetterà al confronto collegiale.
C’è poi la questione del consenso. Se Vannacci dovesse lasciare la Lega, il partito ne risentirebbe? Secondo Cestari, il fenomeno va letto con attenzione. «Le europee sono una cosa, le politiche e le elezioni territoriali un’altra», spiega, ricordando come il successo personale del generale a Bruxelles non sia automaticamente trasferibile sui territori. Anzi, alcune sue posizioni, in particolare quelle sulle leggi razziali, avrebbero profondamente offeso una regione come il Veneto, «storicamente antifascista e inclusiva».
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