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02.02.2026 - 08:25
Foto di repertorio
Più di un imprenditore artigiano su cinque nel Padovano sta valutando di ridurre drasticamente l’impegno o di smettere di lavorare entro i prossimi cinque anni. Un segnale che non può passare inosservato, soprattutto in uno dei territori storicamente più dinamici del Veneto. A dirlo è un’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo, condotta su un ampio campione di imprese associate.
Alla domanda su quando pensano di lasciare o ridimensionare l’attività, il 4,8% degli imprenditori ha indicato un orizzonte inferiore ai due anni, mentre il 16,7% guarda ai prossimi cinque. C’è poi un 14,3% che immagina il ritiro tra cinque e dieci anni. La maggioranza, il 64,3%, ammette di non averci mai riflettuto seriamente, ma i segnali di affaticamento restano evidenti.
Il dato si inserisce in un contesto non semplice: al 31 dicembre 2025 le sedi d’impresa attive nel Padovano erano 83.575, un numero in calo dell’1,4% anche a seguito delle verifiche della Camera di Commercio sulle aziende non più operative. Un trend negativo che si ripete da anni e che interroga il futuro del tessuto economico locale.
Se nessuno degli imprenditori intervistati ha dichiarato di voler chiudere definitivamente l’azienda, resta aperta la questione del “dopo”. Solo l’11,9% pensa di passare il testimone a un familiare, mentre il 16,7% spera di riuscire a cedere l’attività a qualcuno esterno alla famiglia, magari un dipendente. Ma il dato più preoccupante è un altro: il 38,1% non ha ancora alcuna idea su come muoversi, segno di un’incertezza diffusa sul futuro.
Un tema che Cna Padova e Rovigo segue da tempo, attivando servizi dedicati alla continuità d’impresa e al passaggio generazionale, con percorsi di accompagnamento, networking tra aziende dello stesso settore e supporto alla valutazione delle imprese e dei loro asset. Un lavoro che punta a preservare non solo le aziende, ma anche competenze e know how strategici per il territorio.
“Il nostro impegno è forte – spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo – ma non basta. Le istituzioni devono fare la loro parte nei momenti più critici e nello sviluppo a medio termine. Servono scelte coraggiose: semplificazione, accesso al credito, incentivi agli investimenti e un accompagnamento finanziario adeguato, soprattutto per i giovani che potrebbero passare da dipendenti a imprenditori”.
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