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PFAS, Cristina Guarda (Verdi-AVS): "Basta illusioni, la messa in sicurezza non è bonifica"

L’eurodeputata critica la strategia adottata per il sito ex-Miteni di Trissino: "La vera bonifica è urgente, non possiamo accontentarci di soluzioni temporanee"

PFAS, Cristina Guarda (Verdi-AVS): "Basta illusioni, la messa in sicurezza non è bonifica"

Foto di repertorio

La lotta contro la contaminazione da PFAS non si ferma. Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra, esprime forti preoccupazioni riguardo alla messa in sicurezza operativa del sito ex-Miteni di Trissino, definendola una finta bonifica. Secondo la Guarda, l’intervento attuale non risolve il problema della contaminazione, ma agisce solo come una barriera idraulica che impedisce temporaneamente il flusso di inquinamento senza eliminarlo definitivamente.

«Non possiamo continuare a illuderci: la messa in sicurezza operativa non è una bonifica vera e propria.» Siamo ancora in attesa di capire se questa barriera idraulica, installata sul sito ex-Miteni, sia realmente efficace, ma intanto i costi e le conseguenze di questa «soluzione temporanea» ricadono su agricoltori, cittadini e aziende, e non risolvono il problema alla radice, ha dichiarato la Guarda, che ha sottolineato anche gli impatti negativi legati alla gestione dei rifiuti derivanti dalla messa in sicurezza, come i carboni attivi, che generano inquinamento atmosferico, come già accaduto a Legnago.

L’eurodeputata ha poi ringraziato le Mamme No-PFAS, Legambiente e tutte le realtà locali coinvolte nel "Patto di Comunità per la bonifica del sito ex-Miteni", sottolineando l’importanza della partecipazione della società civile in questo processo. "Non è più accettabile che dopo tredici anni i processi di bonifica siano trattati a porte chiuse. La trasparenza e la condivisione devono essere prioritarie", ha aggiunto.

Guarda ha ribadito che l’unica vera soluzione possibile è una bonifica completa e definitiva, non una strategia che lascia il problema irrisolto e sposta semplicemente le sue conseguenze altrove. "Dal 2020 denunciamo questo rischio. La messa in sicurezza come unica risposta è una farsa", una strategia che serve solo a calmare le istituzioni e l’opinione pubblica, mentre i costi reali della bonifica sono scaricati su chi non ha responsabilità, ha concluso l’eurodeputata.

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