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05.02.2026 - 17:15
Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale
La Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale a Venezia ha riaperto al pubblico, dopo un intervento di restauro durato oltre due anni, che ha coinvolto i suoi magnifici apparati decorativi. Grazie a un lavoro articolato e meticoloso, la sala, progettata da Andrea Palladio e Giovanni Antonio Rusconi nel 1576, è stata restituita alla città con il suo celebre soffitto affrescato da Jacopo Tintoretto e i quattro portali monumentali, che accolgono i visitatori con le sculture realizzate dai grandi maestri del tardo Rinascimento veneziano: Alessandro Vittoria, Girolamo Campagna, Francesco Caselli e Giulio dal Moro.
L’intervento, che ha restituito luce e bellezza a uno degli spazi più suggestivi di Palazzo Ducale, è stato reso possibile grazie a un significativo contributo di 662.000 euro dall’organizzazione statunitense Save Venice, un’associazione senza scopo di lucro, che ha permesso di completare i lavori con un investimento totale di 747.000 euro, supportato anche da ulteriori finanziamenti tramite il programma Art Bonus.
Il restauro ha riguardato principalmente il grande soffitto della sala, una volta voltata “alla romana”, e ha coinvolto sia gli aspetti strutturali, non visibili, che il suo ricco apparato decorativo, che comprende dipinti murali e stucchi. A essere oggetto di restauro sono stati anche i portali in pietra, le sculture, le finestre lapidee e le tele dipinte a monocromo, tutte opere che raccontano la maestria artistica e la raffinatezza della Venezia del Cinquecento.
Tra le scoperte più rilevanti emerse durante il restauro, un’analisi approfondita ha rivelato che i dipinti del soffitto, originariamente attribuiti a Tintoretto, non sono stati realizzati con la tradizionale tecnica dell’affresco, ma con olio su preparazione a base di gesso e colla, una tecnica simile a quella usata nella pittura su tela. Questa scoperta ha offerto una nuova comprensione delle modalità di lavoro dell'artista e delle sue scelte tecniche, evidenziando l'originalità del suo approccio.
Il lavoro ha incluso una dettagliata mappatura dello stato di conservazione dell’intero soffitto, con ispezioni visive e tattili, e una serie di analisi che hanno consentito di identificare strati aggiunti alla pellicola pittorica nel corso dei secoli. La fase di pulitura è stata particolarmente delicata: è stato necessario rimuovere una vernice novecentesca applicata in un precedente restauro e correggere alcune ridipinture risalenti agli interventi del secolo scorso.
Infine, è stata effettuata un’integrazione delle parti mancanti e delle abrasioni che, purtroppo, avevano segnato alcune zone delle tele, per restituire l'armonia visiva e il colore originale delle opere.
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