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SOS vongole
06.02.2026 - 13:22
Foto sul posto
Da sedici mesi le barche restano ormeggiate, i motori spenti e le reti inutilizzate. Dal 1° ottobre 2024 i vongolari del comparto pesca Venezia–Chioggia non escono più in mare per la raccolta delle vongole lupine, vittime di un fermo forzato senza precedenti, determinato dalla scomparsa della risorsa. Una crisi profonda che sta mettendo in ginocchio decine di famiglie e l’intero indotto legato a uno dei mestieri storici dell’Alto Adriatico.
Le cause di quella che i pescatori definiscono ormai una vera e propria calamità restano ufficialmente sconosciute. Sul campo, però, i sospetti sono forti e condivisi: l’ipotesi principale è un inquinamento da sostanze tossiche non ancora identificate, trasportate in laguna e lungo la costa dal travaso delle acque fluviali e dalle intense piogge. A questo si aggiungerebbe la formazione anomala di un spesso strato di mucillaggini sui fondali, capace di soffocare le vongole e altre specie marine. Sullo sfondo, come concausa aggravante, il cambiamento climatico: durante l’ultima estate le temperature delle acque hanno localmente superato i 30 gradi, creando condizioni ostili alla sopravvivenza dei molluschi.
Questa mattina una delegazione di circa settanta pescatori, in rappresentanza di 60 equipaggi sui 106 attivi nella raccolta delle vongole, si è recata alla Capitaneria di Porto di Venezia, storico punto di riferimento per i lavoratori del mare del litorale veneziano. L’obiettivo: denunciare una situazione diventata insostenibile e consegnare una petizione con richieste concrete per affrontare l’emergenza, a partire dal riconoscimento dello stato di calamità e dall’attivazione di misure straordinarie di sostegno.
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