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07.02.2026 - 12:25
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Un’infanzia serena, spezzata dal fragore degli eventi storici. AnnaMaria Marussi Massalin, 85 anni, esule istriana, ricorda i giorni che segnarono l'esodo forzato dal suo paese natale, Isola d'Istria, nel 1948. Oggi, dopo quasi 60 anni di vita a Schio, racconta la sua esperienza attraverso la mostra fotografica Il Giorno del Ricordo, allestita presso Palazzo Toaldi Capra di Schio, dove sarà possibile visitarla fino al 22 febbraio.
AnnaMaria, che da oltre un decennio accompagna scolaresche e visitatori all’interno di questa esposizione, narra non solo la sua storia, ma quella di tanti che, come lei, furono costretti a lasciare le terre di origine, le famiglie, gli amici. Una storia che è personale ma che si intreccia con la Storia, quella che racconta il dramma delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata, eventi che segnarono per sempre le vite di migliaia di italiani costretti ad abbandonare l'Istria e la Dalmazia dopo la Seconda Guerra Mondiale.
La storia di AnnaMaria inizia nel 1948, quando aveva appena sette anni e viveva con la sua famiglia a Isola d'Istria. Una vita tranquilla, scandita dalle giornate di scuola, dai giochi con il fratello e dalla compagnia dei nonni e degli amici. Un mondo semplice, che però fu travolto dall'ingresso dei partigiani di Tito e dai cambiamenti politici che segnarono l'Istria in quegli anni.
Nel 1943, l'armistizio e l'occupazione dei partigiani jugoslavi portano il primo grande trauma. La situazione peggiora nel 1945, quando la fine della guerra segna il vuoto di potere e l'inizio di una repressione sempre più violenta. Un episodio che AnnaMaria ricorda come un'istantanea: "Ricordo una colonna di prigionieri scortati dai partigiani. E ricordo un uomo che venne a casa nostra, con il fucile a tracolla, a cercare mio padre", racconta, sottolineando l'incertezza e la paura che caratterizzavano quei giorni.
Il padre, disegnatore tecnico, intuendo che la situazione stava diventando sempre più pericolosa, decide di fuggire con la famiglia. Il 1947 è l'anno in cui la famiglia di AnnaMaria lascia Isola d'Istria per cercare rifugio a Trieste. La casa resta lì, ma il senso di sicurezza e la tranquillità di un'infanzia felice svaniscono per sempre.
A Trieste, l'accoglienza è dura. La famiglia, come molte altre, è costretta a vivere in condizioni precarie, prima in un piccolo appartamento in centro città e poi in una casa di edilizia popolare destinata agli esuli. Le storie dei profughi si intrecciano, e AnnaMaria racconta la dura realtà dei "silos" adibiti a campi profughi, dove le condizioni igieniche erano disastrose e la vita quotidiana si consumava in un clima di speranza e disillusione.
La nuova vita a Trieste non è facile. AnnaMaria e la sua famiglia sono spesso etichettati come "fascisti" per il loro rifiuto di vivere sotto un regime che, a partire dalla fine della guerra, stava imponendo un nuovo ordine socialista. La stigmatizzazione sociale è pesante, ma non impedisce a AnnaMaria di proseguire gli studi e cercare una parvenza di normalità, anche se il marchio della "profuga" è difficile da scrollarsi di dosso.
Nel 1968, AnnaMaria si trasferisce a Schio, dove il marito, esule di Fiume, ha trovato lavoro. A Schio nasceranno i loro tre figli, e finalmente la famiglia riuscirà a stabilirsi, anche se le cicatrici dell’esodo rimarranno. Sarà solo con l'istituzione del Giorno del Ricordo, nel 2004, che AnnaMaria sentirà il bisogno di raccontare la sua storia. Per anni, infatti, la memoria del passato era rimasta sopita, protetta dal desiderio dei genitori di evitare di rievocare dolori troppo grandi.
Oggi, ogni anno, AnnaMaria diventa una guida per i visitatori della mostra, raccontando storie di vita vissuta. "Non è solo una questione di date storiche, ma di vite che si sono intrecciate e che i giovani possono comprendere. La storia di un esule è la storia di un giovane che perde tutto, e che cerca di ricostruirsi", afferma con passione, mentre racconta anche piccoli episodi della sua infanzia, come le vendemmie e l’asino con cui si andava in campagna.
La mostra, dunque, non è solo un'esposizione di fotografie storiche, ma diventa un passaggio di testimone, un atto di memoria che non vuole andare perduto. "Noi stiamo scomparendo – dice AnnaMaria con serenità – per questo è importante raccontare adesso. Non voglio che la nostra storia vada perduta".
Le visite guidate, gratuite, sono condotte direttamente da AnnaMaria Marussi Massalin, offrendo così un'opportunità unica per entrare in contatto con la testimonianza di chi ha vissuto in prima persona il dramma dell’esodo istriano. La mostra è visitabile fino al 22 febbraio 2026, con orari di apertura nei fine settimana e visite guidate su prenotazione.
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