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Il Veneto torna sul podio olimpico: bronzo per Lucia Dalmasso nel gigante parallelo di snowboard

A Livigno la ventottenne di Falcade conquista la sua prima medaglia olimpica superando nella finalina la bellunese Elisa Caffont in un duello tutto veneto

Lucia Dalmasso

Lucia Dalmasso

Il Veneto torna a brillare nello snowboard olimpico grazie a Lucia Dalmasso, che nel gigante parallelo conquista un bronzo dal valore storico. Ventiquattro anni dopo l’impresa di Lidia Trettel, la ventottenne di Falcade riporta l’Italia sul podio e lo fa al termine di una gara intensa, chiusa nel duello per la terza piazza contro un’altra veneta, la bellunese Elisa Caffont.

Per Dalmasso è la prima medaglia olimpica della carriera, arrivata dopo sei successi in Coppa del Mondo, gli ultimi conquistati meno di un mese fa. A vincere l’oro è la ceca Zuzana Maderova, capace di sfruttare la giornata storta della connazionale Ester Ledecka e di superare in finale l’austriaca Sabine Payer.

La cavalcata della falcadina inizia già agli ottavi, in un altro confronto tricolore contro Jasmin Coratti. Nei quarti supera la polacca Aleksandra Krol-Walas, mentre in semifinale cede il passo proprio a Payer, che vola a giocarsi l’oro. Caffont, dal canto suo, firma un autentico capolavoro nei quarti eliminando la giapponese Tsubaki Miki dopo aver battuto l’elvetica Julie Zogg al primo turno. La semifinale con Maderova la frena, indirizzandola verso il duello tutto veneto per il bronzo.

Sul podio, l’emozione travolge Dalmasso. “Ho iniziato a piangere e credo che non smetterò fino a stasera, ancora fatico a crederci e continuo a toccare la medaglia per vedere che sia davvero vera”, commenta la campionessa. “Questa medaglia era un sogno ed ora che ci sono arrivata posso sognare ancora più in grande. La tavola in questi anni mi ha dato grandi emozioni: dopo che mi sono rotta i crociati non ci credevo più ed invece ho ricominciato a farlo ed ora non vedo l’ora di arrivare alle prossime olimpiadi, tra quattro anni. Questa medaglia è semplicemente tutto, non ci sono altre parole, è tutto”.

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