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Foibe ed esodo, la memoria che unisce il Veneto alla sua storia

Stefani alla vigilia del Giorno del Ricordo: “Due ferite incancellabili. Il 10 febbraio non è una data rituale, ma un impegno civile contro odio e violenza”

Foibe ed esodo, la memoria che unisce il Veneto alla sua storia

Foto di repertorio

Le Foibe e l’Esodo giuliano-dalmata non sono soltanto pagine dolorose della storia nazionale: per il Veneto rappresentano ferite vicine, concrete, condivise. Lo ha ricordato il presidente della Regione, Alberto Stefani, alla vigilia del Giorno del Ricordo, sottolineando come questa ricorrenza, istituita oltre vent’anni fa, abbia restituito dignità e verità a tragedie troppo a lungo confinate ai margini della memoria collettiva.

«Sono due ferite incancellabili – ha affermato Stefani – che sentiamo anche nostre per la prossimità geografica, per la lingua veneta parlata da molti esuli, per il secolare legame con i territori un tempo sotto il Leone di San Marco e per l’accoglienza che il Veneto ha offerto a decine di migliaia di profughi». Il 10 febbraio, ha aggiunto, è una di quelle date che affidano alla memoria il compito più alto: conoscere il passato per impedire che i suoi errori più gravi si ripetano.

Nel suo messaggio, il presidente ha rivolto un pensiero alle vittime della violenza e dell’odio etnico che segnarono il confine orientale al termine della Seconda guerra mondiale. Un dolore che trova un simbolo nella figura di Norma Cossetto, la giovane istriana torturata e uccisa dai partigiani titini, che proprio in Veneto stava costruendo il suo futuro universitario. A Padova, nel cortile del Bo, una lapide ne ricorda ancora oggi la vicenda.

Stefani ha voluto poi esprimere vicinanza ai superstiti dell’Esodo, costretti ad abbandonare terre, case e beni in nome di una scelta di libertà, spesso pagando anche il prezzo dell’incomprensione e dell’ostilità ideologica. «Sono testimoni di una storia che va ricordata non come atto politico – ha sottolineato – ma come espressione di una coscienza comune che rifiuta la violenza, la sopraffazione e tutti i sistemi che negano la libera e pacifica convivenza».

Nel clima olimpico che accompagna questi giorni, il presidente ha infine richiamato alcune figure simboliche dell’esodo che hanno saputo rappresentare l’Italia nel mondo attraverso lo sport. Da Abdon Pamich, esule fiumano e campione olimpico di marcia, visto sfilare recentemente come tedoforo a Vicenza, a Nino Benvenuti, oro a Roma nel 1960, fino a Ottavio Missoni e Agostino Straulino, esempi di talento, resilienza e legame profondo con il Veneto.

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