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L'enigma di Resia: il campanile che suona nel silenzio del lago

Rintocchi fantasma e acque maledette: perché nessuno vuole avvicinarsi alla torre sommersa di Curon quando cala il sole

L'enigma di Resia: il campanile che suona nel silenzio del lago

Lago di Resia

C’è un luogo, nel cuore delle Alpi, dove la geografia incontra il sovrannaturale. Un campanile trecentesco che emerge solitario da uno specchio d’acqua gelida, come il dito di uno scheletro che punta verso il cielo. È il Lago di Resia, una cartolina mozzafiato che nasconde un segreto capace di far vacillare anche i più scettici.

Una ferita mai rimarginata

Per capire il mistero, bisogna tornare all'estate del 1950. Mentre l'Italia si ricostruiva, a Curon si scriveva una pagina nera. La creazione di una grande diga artificiale condannò a morte un intero villaggio. Centosessantatré case vennero fatte saltare in aria, i campi coltivati sparirono e migliaia di vite vennero sradicate.

L’unica cosa che non poterono abbattere fu la torre della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, vincolata come monumento storico. Da allora, il campanile osserva il lago, unica testimonianza di una "Atlantide tirolese" che giace nel fango.

Il mistero delle campane inesistenti

Ma è qui che la cronaca si trasforma in brivido. La leggenda, sussurrata dai vecchi del posto e rilanciata da numerosi visitatori, narra di rintocchi cupi che riecheggiano nella valle durante le notti invernali.

"Il suono è nitido, metallico, come se qualcuno chiamasse a raccolta il paese che non c'è più", racconta un testimone locale.

Il dettaglio che gela il sangue? Le campane del campanile di Resia non esistono più. Furono rimosse ufficialmente il 18 luglio 1950, prima che l'acqua inghiottisse la valle. Scientificamente, la struttura è vuota. Eppure, ogni anno, decine di segnalazioni riportano la stessa melodia spettrale che vibra sopra la superficie ghiacciata del lago.

Scienza o suggestione?

I meteorologi parlano del vento che si incanala nelle bifore della torre, creando un effetto di risonanza simile a quello di un organo. Gli psicologi citano la "memoria dei luoghi", una sorta di allucinazione collettiva legata al trauma storico della popolazione locale.

Ma per chi cammina sul ghiaccio in una notte di luna piena e sente quel rintocco vibrare sotto i piedi, la spiegazione razionale non basta. Il campanile di Curon non è solo un’attrazione turistica; è un battito cardiaco che continua a pulsare dal fondo dell’abisso.

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