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Treviso, abusivismo e falso mettono in ginocchio l’artigianato: 8.606 imprese sotto pressione

Confartigianato Marca Trevigiana: boom di sequestri nel comparto moda, “tolleranza zero e incentivi a chi lavora nella legalità”

Treviso, abusivismo e falso mettono in ginocchio l’artigianato: 8.606 imprese sotto pressione

Foto di repertorio

Nella Marca Trevigiana quasi quattro imprese artigiane su dieci devono fare i conti con l’abusivismo. Sono 8.606 le attività esposte alla concorrenza sleale, pari al 39,5% del totale provinciale. Un dato che ricalca, seppur di poco inferiore, quello regionale, dove il fenomeno coinvolge oltre 48 mila imprese, il 40,8% del comparto.

A lanciare l’allarme è Armando Sartori, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, che parla di un problema strutturale: «Non si tratta più di episodi isolati, ma di un sistema che penalizza imprese oneste e consumatori, alterando il mercato e generando insicurezza».

Tra i settori più esposti spiccano acconciatura ed estetica, con 2.040 imprese coinvolte. Ma è soprattutto l’edilizia a pagare il prezzo più alto: 4.411 attività, pari al 51,3% del comparto, subiscono la pressione dell’irregolarità. In testa muratori (1.433), seguiti da pittori edili (1.090), elettricisti (953) e idraulici (935).

L’onda lunga dell’abusivismo investe anche il cosiddetto “sistema casa”: 473 riparatori di beni, 393 tra potatori e giardinieri e perfino i traslocatori. Non sono risparmiati altri mestieri: 981 autofficine, 131 tassisti, 151 fotografi e 21 videoperatori.

Accanto al lavoro nero, cresce la piaga della contraffazione, che colpisce in particolare il settore moda. Dal 2023 si registra un’impennata dei sequestri: nel solo 2024 sono stati 302, pari a oltre la metà del totale provinciale degli ultimi dodici anni, per un valore di 102 mila euro. Complessivamente, tra il 2012 e il 2024, in provincia sono stati sequestrati prodotti falsi per circa 700 mila euro.

In Veneto, nel 2024, i sequestri sono stati 1.083, per un valore di 936 mila euro. Treviso si colloca così ai vertici regionali: seconda per numero di sequestri e terza per valore economico della merce confiscata.

«L’aumento dei sequestri è un segnale d’allarme per il Made in Italy», sottolinea Sartori. «Il falso si somma all’abusivismo, generando danni importanti per l’intero comparto artigiano e alimentando sfruttamento e concorrenza sleale. È anche un danno per la fiscalità: il lavoro irregolare sottrae risorse allo Stato e mina il sistema contributivo».

A livello nazionale, il valore dell’economia sommersa e illegale è stimato in 77,2 miliardi di euro, pari al 3,6% del Pil. Nell’ultimo anno l’economia non osservata è cresciuta del 7,5%, trainata soprattutto dal lavoro irregolare (+11,3%).

Per Confartigianato la risposta deve essere netta: «Chiediamo tolleranza zero contro abusivismo e contraffazione. Ma non basta far rispettare le norme: servono azioni premianti per imprese e cittadini che scelgono la legalità», insiste il presidente.

L’associazione propone misure incentivanti, come bonus e sgravi per chi opera regolarmente, in collaborazione con governo, organi di controllo e anche compagnie assicurative. Particolare attenzione va riservata ai settori più esposti e ai sedicenti professionisti che si promuovono sui social network.

«I cittadini devono sapere che rivolgersi a operatori irregolari significa rinunciare a tutele fondamentali, dalla sicurezza al risarcimento», conclude Sartori. «Difendere la legalità significa proteggere il lavoro, la qualità e il futuro dell’artigianato trevigiano».

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