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Attualità
25.02.2026 - 10:14
La locandina dell'evento
Sabato 28 febbraio, alle ore 17, la Sala Coletti del Museo Santa Caterina di Treviso ospiterà la presentazione del libro Padri sospesi. L’autentico viaggio di una Compagnia speciale di Luca Pinzi. L'incontro, promosso dal Comune di Treviso e dalla Pro Loco Treviso "Tarvisium", offrirà un’occasione unica di riflessione sui temi della paternità, del benessere relazionale e dei problemi sociali contemporanei.
A dare il via all’incontro saranno i saluti istituzionali di Bianca Maria Scalet, presidente della Pro Loco Treviso "Tarvisium", e di Gloria Tessarolo, assessore alla Città Inclusiva del Comune di Treviso. La presentazione del libro vedrà l'autore Luca Pinzi dialogare con Jacopo Lodde, psicoterapeuta impegnato nella promozione del benessere emotivo e relazionale tra genitori e figli.
In Padri sospesi, Luca Pinzi non si limita a presentare una teoria, ma racconta un'esperienza vissuta, quella di una "Compagnia" di padri che, attraverso un percorso di crescita personale e collettiva, imparano ad affrontare i dubbi, le paure e le difficoltà della paternità. Piuttosto che offrire soluzioni facili, il libro si propone come un cammino condiviso, un viaggio che invita i lettori a confrontarsi con le proprie fragilità e a riscoprire il valore del legame educativo.
Tra i temi trattati, il libro esplora le sfide legate al ruolo del padre nel contesto contemporaneo, con un focus sulla difficoltà di chiedere aiuto, sulla complessità delle relazioni genitori-figli e sulle problematiche legate all’utilizzo dei social network e alle nuove tecnologie. Pinzi affronta anche tematiche più ampie, come la "Generazione ansia" e la crescente preoccupazione per le fragilità emotive e gli attacchi di panico che affliggono i giovani.
Il volume si inserisce in un'epoca segnata dalla pervasività della rete e dalle sfide dell'accelerazione tecnologica, proponendo una riflessione autentica e profonda sulla paternità come arte imperfetta, ma fondamentale per il benessere della famiglia e della società. Non una debolezza, ma una forza. Il riconoscere la propria fragilità è, infatti, il primo passo verso una consapevolezza che porta al cambiamento e a una maggiore responsabilità collettiva.
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