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La pietra scritta: quando il Monte Cornon divenne il "Muro" dei pastori

Tra vette e solitudine, migliaia di scritte in ocra rossa

La pietra scritta: quando il Monte Cornon divenne il "Muro" dei pastori

Monte Cornon

Sulle pareti calcaree del Monte Cornon, che domina i paesi di Tesero, Panchià e Ziano, non si legge solo la storia geologica delle Dolomiti. Si legge la storia degli uomini. Qui, dove il sentiero si fa ripido e l'aria sottile, i pastori della Val di Fiemme hanno dato vita a un fenomeno unico al mondo: oltre 30.000 iscrizioni tracciate con la "bol de bès" (l'ematite rossa), che trasformano le rocce in un archivio monumentale della pastorizia alpina.

1. La "Bol de Bès": il colore della memoria

Il mezzo utilizzato è tanto semplice quanto eterno. L’ematite, una terra rossa ricca di ossidi di ferro, veniva raccolta dai pastori stessi e mescolata con saliva o latte di capra per renderla fluida. Il risultato è un pigmento indelebile che ha resistito per secoli all'erosione del vento e del ghiaccio. Originariamente usata per marcare il bestiame (da cui il nome "bol de bès", bollo delle pecore), questa terra divenne l'inchiostro con cui i pastori firmarono la loro esistenza sulle pareti rocciose, spesso approfittando della protezione offerta dai sottosassi ("cogoli").

2. Più di una firma: un database millenario

Definire queste scritte come semplici "graffiti" è riduttivo. Si tratta di un vero e proprio sistema di comunicazione sociale che copre un arco temporale dal metà del 1500 fino alla metà del 1900. Le iscrizioni seguono uno schema preciso che ricorda i moderni post sui social network:

  • L'Identità: Il nome, il cognome o il soprannome del pastore.

  • La Data: Cruciale per marcare il passaggio stagionale.

  • Il Conteggio: Spesso accompagnato da numeri romani o tacche, indicava il numero di capi portati al pascolo (es. 300 bès).

  • I Simboli: Croci per la devozione, cuori trafitti per amori lontani, o disegni di animali.

3. "Dalla fame mi par di morire": la voce degli invisibili

Mentre la storia ufficiale si scriveva nei palazzi della Magnifica Comunità, la storia reale si scriveva sul Cornon. Molti graffiti rivelano lo stato d'animo di chi viveva mesi in isolamento forzato. Si leggono frasi di sofferenza per la fame, preghiere per la fine della stagione o messaggi sarcastici rivolti ai compagni che sarebbero passati di lì l'anno successivo. È un’antropologia della solitudine: la roccia diventava l'unico interlocutore possibile, lo spazio dove lasciare traccia di sé prima di tornare nell'anonimato della valle.

4. Un patrimonio da decifrare

Il Museo della Magnifica Comunità di Fiemme, insieme a team di ricercatori e archeologi, ha catalogato sistematicamente queste scritte, scoprendo che la zona del Monte Cornon era una vera "piazza virtuale". Alcune pareti sono così fitte di sovrapposizioni che sembra di scorrere un feed di commenti lungo cinquecento anni. È uno dei siti di arte rupestre moderna più vasti d'Europa, un tempio laico dove la fatica si è fatta arte per necessità di non essere dimenticata.

Come ammirarli oggi

I graffiti sono ancora lì, silenziosi. Per vederli occorre percorrere i sentieri che salgono verso le alte pendici del Cornon. Il percorso non è solo un trekking fisico, ma un cammino di rispetto: ogni macchia rossa che si incontra sotto una sporgenza rocciosa è la voce di un pastore che, secoli fa, ha alzato la testa dal gregge per dire al mondo: "Io sono stato qui".

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