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Politica locale e nazionale

Travaglio a Mestre: dal futuro della Lega alle Olimpiadi di Cortina, passando per il referendum "impunitario" sulla Giustizia

Il direttore del Fatto esprime dubbi su un possibile approdo di Zaia a Roma. Pesanti critiche anche alla gestione di Milano-Cortina e nei confronti dell'imminente referendum sulla Giustizia

Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano

Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano

Un’analisi diretta, senza giri di parole, che spazia dalla politica locale ai più gravosi temi nazionali. A poche ore dal suo spettacolo “Cornuti e contenti”, in programma alle 21 al Teatro Corso di Mestre, Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, affronta i temi più caldi del momento: il futuro della Lega, il ruolo di Luca Zaia, le Olimpiadi invernali e il referendum sulla giustizia.

Il rebus della Lega tra Salvini e Zaia

Il primo nodo è tutto politico e riguarda il “dopo Salvini”. Per Travaglio, però, è tutto nelle mani dell'attuale segretario federale leghista. «Per il dopo Salvini bisogna che Salvini sia d’accordo», osserva, ricordando come il leader del Carroccio non abbia più la forza elettorale del 2019, quando alle Europee portò la Lega al 34%.

E il nome che in Veneto circola da tempo, quello di Zaia? Secondo Travaglio il governatore resta una figura credibile, ma profondamente legata al territorio. «Zaia è un leghista sui generis, un leghista veneto. Il suo orizzonte è il Veneto», spiega, lasciando intendere che un trasferimento stabile a Roma per guidare un partito ormai nazionale non sarebbe una scelta scontata.

La trasformazione voluta da Salvini – da forza autonomista del Nord a partito sovranista presente in tutta Italia – ha cambiato pelle alla Lega. E qui, secondo il direttore, emergerebbe una contraddizione evidente: difficile immaginare Zaia impegnato a difendere progetti come quello del Ponte sullo Stretto di Messina, simbolo della linea meridionalista impressa da Salvini.

Anche sull’immigrazione le differenze non sarebbero marginali. Se Salvini ha costruito consenso su posizioni rigide, Zaia – osserva Travaglio – sarebbe più attento alle esigenze delle imprese venete, che chiedono lavoratori anche dall’estero per sostenere produzione ed export.

Olimpiadi tra fascino e conti da pagare

Dalla politica alla vetrina internazionale delle Olimpiadi invernali appena concluse a Cortina d'Ampezzo. Travaglio distingue tra il fascino naturale della località dolomitica e la gestione economica dell’evento. «Cortina incanta il mondo da sempre», afferma, ma mette in guardia sui costi e le trasformazioni urbanistiche necessarie per ospitare i Giochi.

Il precedente citato è quello delle Olimpiadi invernali di Torino 2006, che secondo Travaglio avrebbero lasciato strutture abbandonate e conti pesanti da pagare. Richiama inoltre uno studio dell’Università di Oxford secondo cui, nella maggior parte dei casi, le città ospitanti chiudono in perdita.

Fanno eccezione, sostiene, solo le Olimpiadi estive di Los Angeles 1984, organizzate con un forte coinvolgimento di capitali privati. Il rischio, quando a gestire è il pubblico, è che eventuali debiti si traducano in nuove tasse o in tagli ai servizi del territorio.

Giustizia e referendum: «Non è una questione di efficienza»

Ampio spazio anche alla riforma della giustizia legata al referendum promosso dal ministro Carlo Nordio. Per Travaglio, i ritardi nei processi dipendono soprattutto dalle regole che disciplinano i procedimenti, entrate in vigore tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, e non dalla Costituzione che la riforma punta a modificare.

«Non è una riforma che migliora il sistema giustiziario per i cittadini», sostiene. A suo giudizio, infatti, l’intervento inciderebbe soprattutto sui rapporti tra magistratura e politica, non sui tempi dei processi.

Tra i punti contestati, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e le modifiche al sistema disciplinare. Secondo Travaglio, i dati mostrerebbero come i giudici non si limitino ad avallare le richieste dei pm e che il sistema italiano sia già severo rispetto ad altri Paesi europei, soprattutto per quanto riguarda la gestione della polizia giudiziaria. Se le forze di polizia dipendessero solo dai ministeri, osserva, le notizie di reato potrebbero arrivare ai magistrati in modo filtrato. Da qui l’invito finale ai cittadini: informarsi con attenzione e votare in base ai propri interessi, non a quelli della politica.

Questi e molti altri temi saranno al centro dello spettacolo di questa sera al Teatro Corso di Mestre, tappa veneta di un tour che si ripropone ormai da anni, in continuo aggiornamento, unendo satira e attualità in un'analisi senza filtri della realtà che ci circonda.

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