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Sguardi su Venezia
28.02.2026 - 10:45
Venezia nel 1958
Un dialogo silenzioso attraverso cinque secoli di storia accoglie i visitatori nella nuova sede della Fondazione di Venezia. A Palazzo Flangini, affacciato sul Canal Grande, si inaugura “Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero”, la prima mostra realizzata negli spazi restaurati e aperti gratuitamente al pubblico fino al 30 giugno 2026. L’esposizione, curata da Denis Curti e realizzata in collaborazione con la Fondazione Le Stanze della Fotografia, segna una svolta per l’ente veneziano, che apre le porte della sua nuova casa alla città.

Al centro del percorso ci sono trentaquattro opere dedicate a Venezia e una serie inedita, mai esposta prima, nata da una coincidenza biografica. Ospite a Palazzo Bollani dell’amico Renato Padoan, Gianni Berengo Gardin scoprì che in quelle stesse stanze aveva vissuto Pietro Aretino, che nel 1537 descrisse la “più gioconda veduta del mondo” dal proprio affaccio sul Canal Grande. Il fotografo decise allora di posizionarsi davanti alla stessa finestra per osservare ciò che il poeta aveva visto secoli prima, lasciandosi guidare idealmente dalla sua voce, quasi a seguirne le suggestioni su quali gesti cogliere e quali silenzi rispettare.
Il risultato è un intreccio di sguardi che attraversa il tempo: architetture immutate e quotidianità in movimento, dai motoscafi alle barche a remi, dalla Pescheria al Ponte di Rialto quando era ancora in legno, fino alla Regata Storica e alle scene di vita che animano la città. Ogni immagine diventa un frammento di storia che dialoga con la memoria letteraria rinascimentale, restituendo una Venezia viva e stratificata, sfuggente alla retorica e capace di sorprendere chi sa guardare.
La mostra arriva a sei mesi dalla scomparsa del fotografo e si configura come un omaggio al suo impegno civile e artistico. Berengo Gardin ha raccontato Venezia con chiarezza e profondità, senza cedere alla facile celebrazione della bellezza. Celebre, e presente nel percorso, lo scatto del “bacio rubato” sotto i portici di Piazza San Marco, insieme a immagini che mostrano la città nei suoi dettagli più sinceri. A completare l’allestimento, per tutta la durata della mostra sarà proiettato Gianni Berengo Gardin, film di Giampiero D’Angeli dedicato alla sua figura.
Per Giovanni Dell’Olivo, direttore generale della Fondazione di Venezia, l’esposizione è “prima di tutto un omaggio a uno dei più grandi interpreti della fotografia italiana”, ma anche un modo per ribadire che Palazzo Flangini vuole essere “spazio aperto e condiviso” nel cuore della città. Curti, dal canto suo, ricorda come Berengo Gardin abbia fondato la sua lunga carriera sulla “disciplina dello sguardo”, su reportage intensi e collaborazioni di peso che l’hanno reso una figura di riferimento con quasi trecento libri e oltre duecento mostre.
Con questa apertura, la Fondazione di Venezia si candida a diventare un punto strategico della rete culturale cittadina, inaugurando una stagione che mette al centro la fotografia, il patrimonio artistico e la vocazione pubblica del nuovo Palazzo Flangini.
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