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Polemica in giunta
03.03.2026 - 16:14
Alessio Manica, capogruppo del Pd a Trento
La bocciatura della mozione di sfiducia contro l’assessora all’Istruzione e cultura della Provincia di Trento accende lo scontro politico sotto il cielo dell’autonomia speciale, in un momento delicato anche per i rapporti con Roma e per gli equilibri che interessano da vicino tutto il Nordest, Veneto compreso.
A intervenire con parole dure è stato Alessio Manica, capogruppo del Pd in Provincia, che ha commentato quanto accaduto in Aula dopo il voto sulla mozione presentata dalle minoranze nei confronti di Francesca Gerosa, esponente di Fratelli d’Italia.
Secondo Manica, quello che doveva essere un semplice passaggio politico “si è trasformato nella fotografia plastica di una maggioranza divisa, incoerente e paralizzata”. Nel mirino del Pd finiscono in particolare i partiti autonomisti, accusati di aver mostrato posizioni differenti al momento del voto, e il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che si è astenuto.
Per il capogruppo dem, l’astensione equivale di fatto a una presa di distanza dall’assessora, ma senza un’assunzione di responsabilità esplicita. “Vorrei scaricarti ma se lo facessimo naufragheremmo con te”, sintetizza Manica, descrivendo così il clima all’interno della maggioranza.
La mozione di sfiducia era stata presentata dopo le dichiarazioni dell’assessora sulla figura di Clara Marchetto, esponente del movimento autonomista trentino condannata all’ergastolo dal regime fascista con l’accusa di spionaggio. Un passaggio che ha riacceso il dibattito identitario in una provincia che, come il vicino Alto Adige e come le regioni a statuto ordinario del Nord come il Veneto, guarda con attenzione al tema dell’autogoverno.
Secondo Manica, dal voto è emersa “l’incompatibilità tra autonomismo e nazionalismo” e soprattutto una forte dipendenza del centrodestra trentino dalle scelte del governo guidato da Giorgia Meloni. L’assessora Gerosa, sostiene il Pd, sarebbe diventata di fatto “inamovibile” finché a Roma governa l’attuale maggioranza.
Il timore, sempre secondo l’opposizione, sarebbe quello di possibili ripercussioni sulla modifica dello Statuto di autonomia attualmente in discussione nella capitale. Ma, avverte Manica, “un’autonomia vissuta con timore non è autonomia” e un rapporto subordinato a Roma non può essere considerato paritario.
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