Cerca

Test Miles 33

Scopri tutti gli eventi

EVENTI

Teatro Stabile del Veneto

Giampiero Beltotto e il teatro di tutti: “Sto pensando di lasciare, il teatro deve parlare al popolo”

Il presidente padovano si confessa sulle sfide della sua gestione e sulla necessità che il teatro non resti chiuso in un circuito elitario

Beltotto riceve un prestigioso premio internazionale

Beltotto riceve un prestigioso premio internazionale

Tra riflessioni personali e il futuro del teatro in Veneto, Giampiero Beltotto, presidente del Teatro Stabile del Veneto, non nasconde le sue perplessità sulla permanenza alla guida della storica istituzione culturale. In una lunga intervista a Alberto Gottardo, Beltotto ha parlato chiaro: il teatro deve essere di tutti, non solo di pochi addetti ai lavori.

“Tutti i teatri hanno ormai dei traduttori, ma noi non li abbiamo ovunque – ha spiegato –. Si fa fatica a investire in tecnologia, perché il teatro appartiene al popolo, e difficilmente le élite finanziano il divertimento della gente comune”. Secondo il presidente, un teatro deve raccontare non solo la propria città, ma anche i territori vicini: dall’Emilia e dalla Lombardia fino all’Austria, alla Germania e ai Balcani, da cui molti cittadini vengono a vivere e lavorare in Veneto.

Beltotto ha poi sottolineato l’importanza di una dimensione internazionale: “Devi far circolare le idee, le persone, le cose buone e meno buone che produciamo. Non solo merci: anche libri, radio, teatri, musica, persino discoteche”. Il progetto del Teatro Stabile del Veneto punta proprio a uno scambio culturale vero, con produzioni che viaggiano da Padova a Bucarest e viceversa, favorendo traduzioni che permettano a tutti di capire e condividere le opere.

Tra i temi affrontati c’è anche la critica a una certa chiusura verso il pubblico: “Il vero problema è quando gli artisti parlano solo di sé e del loro piccolo circolo, di 50-100 persone”, ha detto Beltotto. Per aprire il teatro alla città, la nomina di Filippo Dini a direttore artistico è stata decisa con chiarezza: “Non appartieni al circoletto? Sei mio. La cultura deve smettere di escludere e accogliere tutti”.

Non sono mancate le difficoltà con il mondo industriale: “Il più grande errore è stato non riuscire a convincere gli imprenditori. Se 210.000 spettatori, di cui il 45% tra i 25 e i 40 anni, non rappresentano un mercato, vuol dire che sei un coglione”, ha ammesso Beltotto con franchezza.

Nonostante tutto, la convinzione resta netta: il teatro deve essere inclusivo, aperto al mondo e capace di parlare a un pubblico reale e variegato. Una visione che forse spiega perché Beltotto stia valutando di lasciare la presidenza: “Sto riflettendo seriamente sul mio futuro, ma prima di andare voglio essere certo che il teatro continui a essere di tutti, e non di pochi”.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edizione