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Veneto, tetto alla spesa per il personale sanitario: Avs denuncia il rischio di liste d’attesa sempre più lunghe

Cunegato e Ostanel: “189 milioni in più non bastano, il sistema sanitario rischia il collasso”

Veneto, tetto alla spesa per il personale sanitario: Avs denuncia il rischio di liste d’attesa sempre più lunghe

Foto di repertorio

«Il tetto di spesa per il personale sanitario fissato a 3,505 miliardi di euro per il 2026 è insufficiente. Dei 189 milioni di incremento rispetto all’anno scorso, gran parte sarà assorbita dagli aumenti contrattuali già previsti, senza lasciare margini per nuove assunzioni». A parlare sono Carlo Cunegato ed Elena Ostanel del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) a margine della seduta odierna della Quinta commissione consiliare del Consiglio regionale del Veneto.

Secondo i due consiglieri, «le liste d’attesa continuano a crescere, mentre la popolazione invecchia e i bisogni di cura aumentano. Meno personale disponibile significa più difficoltà per chi ha bisogno di assistenza: è una trappola che si chiude lentamente ma inesorabilmente sulla sanità pubblica».

Il tetto alla spesa, spiegano Cunegato e Ostanel, è un limite introdotto dalla destra ai tempi del governo Berlusconi e mai rimosso, «una scelta ideologica che ha ipotecato per decenni la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di rispondere ai bisogni dei cittadini». Il gruppo AVS chiede al governo e alla Regione risorse aggiuntive strutturali, non interventi occasionali, per evitare un ulteriore ricorso alla sanità privata.

I dati del 2024 sono preoccupanti: in Veneto la spesa sanitaria “out of pocket” ha raggiunto i 4 miliardi di euro, con ogni cittadino che spende mediamente 847 euro l’anno di tasca propria, contro una media italiana di 730. Nel 2025, quasi 950mila veneti hanno rinunciato a cure per motivi economici o per tempi di attesa troppo lunghi, mentre circa 200mila hanno contratto prestiti per pagare le spese mediche. «La privatizzazione non è una scelta, ma la conseguenza diretta di un sottofinanziamento cronico», concludono Cunegato e Ostanel.

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