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Attualità
05.03.2026 - 11:00
Foto di repertorio
Un tempo, crescere significava vivere circoscritti all’interno della famiglia, con ritmi e regole definiti. I ragazzi erano accompagnati passo passo dalla famiglia fino al momento della maggiore età: il maschio partiva soldato, la femmina si prometteva in matrimonio. La solitudine, in quei contesti, era parte di un percorso che, pur rigidamente strutturato, lasciava spazio alla costruzione delle proprie reti sociali e alla possibilità di tracciare un destino personale.
Oggi, la situazione è radicalmente cambiata. La libertà che viene concessa ai giovani appare illimitata ma è in realtà carica di incertezze. Dalla scuola materna alle attività extrascolastiche, il tempo è sempre pieno di impegni, senza spazi per la riflessione e la solitudine necessaria alla crescita. Il risultato è una generazione che fatica a conoscere sé stessa, mentre la mente trova rifugio in comportamenti compulsivi, dipendenze e in miti di successo televisivi o virtuali.
La rete sociale digitale, sempre accessibile, diventa un surrogato di relazione reale. Parlare costantemente con il mondo, scrollare e condividere contenuti che interessano solo all’autore, non crea vero dialogo, ma alimenta una sensazione di isolamento. L’interazione forzata diventa ansiogena: anche quando cerchiamo compagnia virtuale, la risposta è spesso distratta o assente.
Questa condizione, secondo molti esperti, genera una solitudine che indebolisce la curiosità, l’autonomia e la capacità di scoperta. Il desiderio di connessione diventa così una rotatoria senza uscita: il giovane resta intrappolato, alla ricerca di un “dove” qualsiasi, anche sbagliato, ma sempre in solitudine.
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