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06.03.2026 - 16:51
Foto di repertorio
Nei grandi processi per reati ambientali, il dibattito non si limita alle aule di tribunale. Lo spazio pubblico – giornali, talk show, social network, assemblee cittadine – diventa essenziale nella formazione dell’immagine delle imprese coinvolte. È quanto ha sottolineato Andrea Camaiora, docente al master di risanamento ambientale e bonifica dei siti contaminati dell’Università Ca’ Foscari, durante il seminario ‘Dal rischio invisibile al giudizio penale: ambiente, impresa e salute nella sentenza Pfas’.
Camaiora ha evidenziato come la complessità tecnica dei procedimenti – nessi causali, perizie scientifiche, responsabilità individuali – venga spesso semplificata nella narrazione pubblica, portando le aziende a essere percepite come “inquinatrici” prima ancora della sentenza. In questo contesto entrano in gioco le strategie di litigation PR, volte a presidiare il racconto pubblico senza interferire con l’attività giudiziaria, spiegando dati e contesto in maniera chiara e trasparente.
“Le crisi ambientali non riguardano solo un prodotto o un incidente isolato – ha spiegato Camaiora – ma beni collettivi come acqua, aria e suolo, toccando direttamente la percezione di sicurezza delle comunità. Tempestività, trasparenza e coerenza tra parole e comportamenti diventano fondamentali per conservare credibilità”.
Secondo il docente, la reputazione di un’impresa nei grandi disastri ambientali si ridefinisce non solo in base alla sentenza, ma anche su come l’azienda gestisce i rischi, collabora con le autorità, avvia bonifiche e comunica con i cittadini. La comunicazione, quindi, non deve essere solo difensiva, ma parte di una trasformazione reale: chi non lo fa rischia di subire un giudizio duraturo nel “tribunale dell’opinione pubblica”, ben oltre i tempi della giustizia.
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