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06.03.2026 - 18:54
Bisogna approfondire: sugli aspetti economici, sulle reali alternative (anche in termini di aumento del riuso della materia, dunque passando per l’innovazione e rispetto ad un eventuale gassificatore o al trattamento meccanico biologico), sulla reale necessità di costruire un impianto a scala provinciale e non piuttosto regionale o sovraregionale, sugli aspetti sanitari.
Sono i macrotemi che uniscono le minoranze in consiglio provinciale – che abbiamo sentito - dopo la presentazione delle osservazioni di 18 associazioni ambientaliste del territorio, riunite nel Tavolo No Inceneritore. Tutti auspicano che l’Egato sia realmente messo nella condizione di valutare con approfondimenti documentati le reali alternative, e le premesse delle scelte.
Alessio Manica, capogruppo del PD in consiglio provinciale commenta: “Il nostro impegno come partito deve essere quello di riportare il dibattito sul ciclo dei rifiuti sui giusti binari, che non sono quelli di decidere l’impianto finale prima ancora di aver messo a regime l’ente che dovrebbe fare questa scelta. Per farlo credo sia necessario analizzare bene il documento presentato da Pietro Zanotti, non perché voce degli ambientalisti ma perché contro-analizza lo scenario presentato dalla Provincia partendo dai numeri. L’Egato deve avocare con forza a sé il tema per poter analizzare in maniera indipendente e seria diversi scenari non solo quello prospettato dalla PAT, che viene presentato come ineludibile ma fallimentare per il Trentino. Una scelta in questo campo non può essere fatta dando priorità assoluta alla dimensione della convenienza economica, che deve venir dopo temi come salute, impatti ambientali, massimizzazione del recupero dei materiali. Resto convinto che per i risultati che abbiamo raggiunto sulla differenziata per le dimensioni contenute di ciò che rimane, data la nostra dimensione territoriale noi possiamo trovare strade che evitino la costruzione di un inceneritore. Che non si usi il tema dell’etica a sproposito per giustificarlo: se il territorio è troppo piccolo per giustificare un impianto, si può anche accettare di smaltire fuori una parte dei suoi rifiuti. Purché sia ciò che residua dopo aver implementato il miglior sistema possibile di raccolta e recupero”.
Per Francesco Valduga, capogruppo di Cambobase in Provincia, serve un serio approfondimento. “Prima bisogna valutare l’efficienza delle raccolte differenziate, le eventuali possibilità di potenziare il recupero di materia e di ridurre la produzione di rifiuti, solo dopo si potrà valutare quale tipo e se serva un impianto, non necessariamente un inceneritore, valutiamo anche gassificatori o TMB. Bisogna valutare la sostenibilità economica, e considerare che sebbene ridotte rispetto al passato, le emissioni di un inceneritore non saranno zero. Se, come sembra, le tonnellate residue da un sistema efficiente fossero sotto le 100mila tonnellate, ci sarebbe un problema. Tra le soluzioni possiamo immaginare alleanze con altri territori. E in ogni caso le regioni con inceneritori, non hanno impianti in ogni provincia. So che finora la provincia di Bolzano ha detto no, ma la politica deve continuare a mediare. In ogni caso i rifiuti speciali continueremmo a smaltirli fuori provincia, non vanno nell’inceneritore”.
Filippo Degasperi di Onda rincara “Gli ambientalisti sembrano gli unici capaci di fare i conti. Se avessimo ascoltato gli ingegneri (vedi Dicam, UniTrento) oggi ci troveremmo con un inceneritore inutile da 300mila tonnellate. A Trento l'impianto non serve perché già oggi paghiamo le tariffe più basse d'Italia. L'emergenza si previene con la riduzione della produzione di rifiuti (ci sono 10 pagine di azioni previste dal Piano rifiuti 2022 mai attuate). E se proprio ci si vuole riferire ai tecnici, ci sarebbero anche i medici, che spiegano da tempo come al di là della propaganda del sindaco, Trento sia una delle città più inquinata d'Italia”.
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