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Divario di genere

8 marzo, nella Marca donne penalizzate: reddito più basso e salute a rischio

In provincia di Treviso una donna guadagna in media il 13% in meno di un uomo e soffre maggiormente di cattivo stato di salute e stress psicologico

8 marzo, nella Marca donne penalizzate: reddito più basso e salute a rischio

Foto di repertorio

Nella Marca trevigiana persiste un marcato divario di genere sul lavoro e sul benessere. Una donna guadagna in media circa il 13% in meno di un uomo, pari a circa 9.600 euro in meno all’anno, e la quota di donne che fa fatica ad arrivare a fine mese è superiore di circa il 30% rispetto agli uomini (35% contro 27%). Queste disparità si mantengono costanti in tutte le fasce d’età tra le 444.065 donne residenti in provincia su un totale di 879.255 cittadini (dati ISTAT 2025, rilevazioni PASSI e PASSI d’Argento).

Il legame tra reddito e salute è evidente: il 42% delle donne dichiara uno stato di salute non buono, contro il 30% degli uomini, mentre i sintomi depressivi colpiscono l’11% delle donne rispetto al 7% degli uomini. Inoltre, il 15% delle donne riporta almeno 14 giorni al mese di cattiva salute psicologica, il doppio degli uomini. Tra chi affronta gravi difficoltà economiche, più di una donna su tre (37%) riferisce almeno due settimane al mese di malessere psicologico, contro circa una su dieci (11%) tra chi non presenta problemi economici.

Le disuguaglianze economiche influiscono anche sugli stili di vita: tra le donne adulte del territorio, il 14% è obesa, il 18% sedentaria e il 22% fumatrice, percentuali che aumentano sensibilmente in caso di difficoltà economiche (rispettivamente 21%, 39% e 33%).

Queste differenze non sono naturali né inevitabili – commenta il dr. Mauro Ramigni, responsabile dell’Unità operativa di Epidemiologia – ma il risultato di un sistema sociale strutturalmente squilibrato a svantaggio delle donne. Contrastare la fragilità sociale è fondamentale per migliorare il benessere psicologico, promuovere stili di vita sani e ridurre il divario di genere nella salute”.

Un segnale positivo arriva dall’adesione ai programmi di screening oncologico: i tassi di partecipazione in provincia sono elevati e sostanzialmente equi, indipendentemente dalla condizione economica delle partecipanti (81% per il collo dell’utero, 73% per la mammella e 80% per colon-retto).

“I numeri presentati oggi in occasione della Giornata Internazionale della Donna dimostrano chiaramente che la salute non è uguale per tutti – conclude Ramigni –. Investire nell’equità significa investire nella salute di tutta la comunità”.

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