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Giornata Internazionale della Donna

Aggressioni alle professioniste sanitarie: il 72% delle vittime sono dottoresse e infermiere

Giornata Internazionale della Donna

Le aggressioni contro il personale sanitario continuano a crescere e colpiscono in misura sempre più evidente le donne. Secondo i dati aggiornati al 31 gennaio 2026 da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia) e UMEM (Unione Medica Euromediterranea), il 72% degli episodi di violenza riguarda professioniste della sanità, con una concentrazione nei contesti più esposti alla pressione assistenziale, come pronto soccorso, reparti psichiatrici e servizi di emergenza-urgenza.

Pronto soccorso e psichiatria: i reparti più a rischio

Secondo le analisi di AMSI, UMEM, AISCNEWS e il Movimento Internazionale Uniti per Unire, gli episodi di violenza si concentrano in particolare:

Pronto soccorso ed emergenza-urgenza: alta tensione tra pazienti, familiari e operatori

Reparti psichiatrici: gestione di situazioni cliniche complesse

Servizi territoriali e ambulatoriali: contatto diretto e costante con l’utenza

«Questi episodi non mettono a rischio solo la sicurezza del personale, ma compromettono anche la serenità del lavoro sanitario e la qualità dell’assistenza», osserva il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra e docente dell’Università di Tor Vergata.

Professioniste sanitarie straniere: risorsa strategica, ma più esposte a discriminazioni

Le professioniste sanitarie di origine straniera rappresentano circa il 53% dei 130.000 operatori stranieri nel sistema sanitario italiano. Tuttavia, il 38% segnala episodi di discriminazione legati all’origine, alla religione o all’uso del velo, soprattutto nei reparti ad alta intensità assistenziale.

«Queste donne sono una risorsa fondamentale, ma affrontano vulnerabilità legate a riconoscimento dei titoli di studio, permessi di soggiorno e iscrizione agli ordini professionali, con conseguenze su stipendio e dignità professionale», aggiunge Foad Aodi.

Serve maggiore tutela e percorsi chiari

Le associazioni sottolineano la necessità di:

Percorsi di regolarizzazione chiari e trasparenti

Pieno accesso all’iscrizione agli albi professionali

Piena applicazione degli strumenti introdotti durante l’emergenza sanitaria

«Difendere chi lavora nella sanità significa difendere il diritto alla salute», conclude Foad Aodi. «Riconoscere e tutelare le donne della sanità è un passo essenziale per la tenuta e la qualità del nostro sistema sanitario».

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