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Polemica ambientale

Fotovoltaico in Trentino, Italia Nostra attacca: «Un impianto così sarebbe uno sfregio al paesaggio alpino»

Nel mirino l’ipotesi di un parco in località Coste a Predazzo: l’associazione chiede regole più rigide e invita a installare i pannelli solo sui tetti, non nei prati

Foto di repertorio

Foto di repertorio

Si riaccende il dibattito sul futuro del territorio in Trentino, dove torna al centro la questione degli impianti fotovoltaici a terra. A intervenire è Italia Nostra Trento, che prende posizione dopo l’annuncio della Regola Feudale di Predazzo sull’avvio di un percorso per creare una Comunità energetica rinnovabile al servizio delle aziende locali.

Al momento non c’è ancora un progetto definitivo, ma tra le ipotesi allo studio c’è la realizzazione di un impianto in località Coste, su un ampio prato. Una prospettiva che l’associazione boccia senza mezzi termini, parlando di scelta incompatibile con la tutela del paesaggio alpino.

Secondo Italia Nostra, coprire terreni liberi con pannelli non significa valorizzare il territorio, ma puntare esclusivamente a un ritorno economico. Il punto, sottolineano, non è solo capire se l’impianto funzioni o produca abbastanza energia, ma stabilire un principio chiaro: prati e campi non dovrebbero essere occupati da strutture di questo tipo.

La linea indicata resta netta: i pannelli vanno installati sui tetti degli edifici e non su suolo libero, né in montagna né in pianura. Ogni intervento visibile, spiega l'associazione, rischia di alterare l’equilibrio complessivo del paesaggio, che non può essere considerato a pezzi.

Nel mirino anche la questione degli usi civici, ritenuti difficili da conciliare con interventi lontani dallo spirito originario dei diritti collettivi.

Infine, l’associazione richiama il recente riconoscimento nazionale assegnato alla Magnifica Comunità di Fiemme per la cura del paesaggio, evidenziando quella che considera una contraddizione: da una parte si premia la tutela del territorio, dall’altra si aprono le porte a interventi che ne cambiano profondamente l’aspetto.

Da qui l’appello a una linea più coerente a livello provinciale sulla difesa dei beni comuni e del paesaggio, con un richiamo anche ai principi della Costituzione e al ruolo degli organismi locali chiamati a vigilare sul territorio trentino.

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