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Studio sociale

Identità nazionale e convivenza, uno studio mostra come il cervello riduce le distanze tra culture

Una ricerca condotta dall’Università di Trento insieme a un ateneo di Singapore evidenzia come il senso di appartenenza a un Paese possa favorire relazioni più equilibrate nelle società multiculturali

Università di Trento

Università di Trento

Il senso di appartenenza a una nazione può contribuire ad avvicinare persone di origini diverse. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Università di Trento in collaborazione con un ateneo di Singapore, che ha analizzato come reagisce il cervello quando si entra in contatto con individui di gruppi etnici differenti.

Secondo i ricercatori, il modo in cui il cervello distingue tra “noi” e “gli altri” non è fisso, ma cambia rapidamente a seconda del contesto. In particolare, il richiamo a un’identità condivisa, come quella nazionale, può ridurre le distanze percepite tra gruppi diversi.

Lo studio aiuta a comprendere meglio il rapporto tra identità etnica e identità nazionale, offrendo spunti utili per migliorare la convivenza nelle società multiculturali, un tema sempre più attuale anche nei territori del Nord-Est, tra Veneto e regioni limitrofe.

Gli esperti spiegano che il cervello è capace di adattarsi con grande rapidità alle situazioni sociali. Questa flessibilità sarebbe alla base della capacità delle persone di muoversi in contesti complessi, dove convivono identità diverse ma intrecciate tra loro.

Un dato significativo emerso dalla ricerca riguarda gli effetti anche di stimoli molto semplici: ascoltare una lingua familiare o vedere la bandiera del proprio Paese può influenzare la reazione del cervello quando si osservano volti di persone appartenenti ad altri gruppi etnici.

Un segnale che, secondo il team di ricerca, apre nuove prospettive per favorire relazioni più armoniose nelle comunità caratterizzate da una crescente diversità culturale.

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