A pochi passi dal centro storico, dove c’era il vecchio parcheggio ex Sit, prende forma un progetto che promette di cambiare il modo di muoversi a Trento. Dopo tre anni di lavori e un investimento di oltre 22 milioni di euro, per lo più coperti dal PNRR, il nuovo centro intermodale è quasi pronto: il collaudo è previsto per giugno e le prime corriere dovrebbero iniziare a transitare già a settembre. Si tratta di un intervento pensato non solo per spostare l’autostazione di piazza Dante, ma per ricucire la città con la montagna e il fiume, mettendo al centro l’integrazione dei modi di trasporto.
Il progetto offre soluzioni concrete per automobilisti, ciclisti e utenti del trasporto pubblico. Nel piano interrato è stato ricavato un
parcheggio con 150 posti auto e circa una decina di piazzole per le moto; è previsto inoltre un
cicloparcheggio per 50 biciclette. Al piano superiore, un
giardino pubblico amplia lo spazio urbano e diventa punto di partenza simbolico della nuova infrastruttura funiviaria verso il Bondone. L’obiettivo è trasformare il sito in un centro, appunto, dove si intrecciano mobilità locale, regionale e le connessioni con il territorio montano.
L’assessore comunale alla mobilità, Michele Brugnara, sottolinea che dal giardino del centro intermodale partirà la nuova
funivia del Bondone. Questo impianto stabilirà il primo collegamento con la
Destra Adige, dove sarà collocata l’altra stazione necessaria per proseguire verso la montagna. La funivia non è soltanto un’attrazione turistica: è pensata come parte integrante della rete di trasporto, capace di offrire alternative sostenibili agli spostamenti su gomma e di valorizzare il potenziale ambientale e ricreativo dell’altopiano del Bondone.
Per l’assessora alla Rigenerazione urbana, Monica Baggia, il centro è il primo tassello di una più ampia trasformazione: insieme alla funivia sono in programma la costruzione di una
passerella sul fiume, interventi di rigenerazione della sponda della
Destra Adige e, in prospettiva, il sogno dell’
interramento dei binari ferroviari. Si delinea così una visione che combina mobilità, qualità degli spazi pubblici e riqualificazione del paesaggio fluviale e urbano.
Il progetto è finanziato in larga parte con fondi
PNRR, risorsa preziosa ma anche soggetta a controlli e scadenze rigide: il rispetto dei tempi (collaudo a giugno, corriere a settembre) sarà un primo banco di prova. Resta inoltre da verificare l’effettiva integrazione tra i diversi attori del trasporto locale e regionale, la gestione del flusso di accesso al centro e le soluzioni per la
mobilità dolce oltre il ciclo-parcheggio. Infine, il grande tema dell’
interramento dei binari rimane al momento un obiettivo a medio-lungo termine, che richiederà ulteriori approfondimenti tecnici e finanziari.
Il
nuovo centro intermodale di
Trento rappresenta un esempio di come investimenti pubblici e progettazione urbana possano riqualificare aree esistenti, offrendo servizi e connessioni fino ad oggi frammentate. Se le scadenze saranno rispettate e i progetti collegati — passerella, riqualificazione della
Destra Adige, funivia e, un giorno, l’
interramento dei binari — potranno concretizzarsi, la città guadagnerà un
nodo strategico capace di rapportarsi meglio con il territorio montano e di migliorare la
qualità della mobilità quotidiana.
Le dichiarazioni ufficiali dell’amministrazione evidenziano fiducia e ambitione: Michele Brugnara mette in rilievo la funzione di snodo della nuova infrastruttura e la sua connessione con la
funivia del Bondone; Monica Baggia immagina invece una trasformazione più ampia dell’area, che sottolinea il progetto come leva per la rigenerazione urbana. Parole che ora dovranno tradursi in cantieri efficienti, gestione attenta e capacità di coinvolgere la cittadinanza.
Se l’avvio sarà fluido,
Trento potrà vantare un modello di infrastruttura intermodale replicabile anche in altri contesti mediamente grandi, dove l’incontro tra città e montagna richiede soluzioni creative e sostenibili.